Crociata contro le “liste civetta”: verranno colpiti i partiti non presenti in Parlamento
Raccolta firme per le elezioni, a rischio Onorato e gli ex leghisti
Com’era il detto? “Chi va a Roma perde la poltrona”. Il problema però è che, con l’aumento della soglia per la raccolta firme nella legge elettorale – la celeberrima “norma anti-cespuglio” – Alessandro Onorato & Company potrebbero incontrare seri problemi nel proiettarsi verso le elezioni del 2027 (mentre il Parlamento si continua a intravedere soltanto con il binocolo). In questo ennesimo episodio della saga sulla legge elettorale, diciamoci la verità (soprattutto per chi ha maturato un autentico fetish per i cambi della legge elettorale): emerge un altro elemento da non trascurare. L’emendamento a firma Zedda (ribattezzato l’emendamento “anti-Vannacci”) approvato dalla maggioranza prevedrebbe l’innalzamento a 6.000 firme per le formazioni partitiche non presenti in Parlamento per ogni singolo collegio. Tradotto in numeri concreti: la necessità di raccogliere centinaia di migliaia di firme in tutta Italia. Attenzione, però: rigorosamente in modalità cartacea e non digitale, facendo riscoprire quasi con nostalgia il dono della manualità e dei banchetti in piazza.
Dal centrodestra l’esigenza appare chiara: contrastare le cosiddette “liste civetta” e mostrare un consenso forte sin dal nastro di partenza, al di là del semplice simbolo. Con il leader di Forza Italia Antonio Tajani che ironizza sulla questione, arrivando a concepirla come una misura che possa mettere il tifo calcistico da parte, della serie “Forza Roma, Forza Lazio”. Ma in questo “un, due, tre, stella”, chi rimarrebbe tagliato fuori? Ante omnia c’è Alessandro Onorato con il suo Progetto Civico e le forces vicine al Movimento 5 Stelle. A tal proposito, in loro difesa è intervenuto anche l’ex premier Giuseppe Conte, sollecitando un intervento per una norma che escluderebbe anche il PSI di Enzo Maraio (il quale, come Eduardo De Filippo in “A che servono questi quattrini”, arriva a strappare le tessere in segno di protesta).
Ad agguantare il megafono per protestare c’è anche Marco Rizzo di Italia Domani, che annuncia di voler scendere in piazza per denunciare questo nuovo emendamento. Tra tutte le critiche che sono state mosse – e per quella capacità a tratti tutta italiana di non saper rimanere sul concreto della riforma in discussione – si fa sentire anche Rifondazione Comunista che, denunciando l’elevato numero di sottoscrizioni, commenta che una trovata del genere poteva provenire soltanto da “un governo fascista”. Si fa sentire anche il Patto per il Nord, soggetto fondato nel 2025 da esponenti fuoriusciti dalla Lega, annunciando che, per dare piena rappresentanza ai cittadini del Nord, non ci sarà altra soluzione che percorrere la via della secessione.
Rispetto agli “esclusi”, a salvarsi sono invece Carlo Calenda e Matteo Renzi. Con qualche sforzo in più potrebbero evitare l’emarginazione anche Futuro Nazionale e +Europa che, essendo già presenti in Parlamento, vedono attestarsi il requisito delle sottoscrizioni tra le 1.500 e le 2.000 firme. In questa scialuppa di salvataggio quindi a tirare un respiro di sollievo è l’ex Terzo Polo, con un piccolo sforzo in più da parte di +Europa e dell’area riconducibile a Vannacci. Intanto, e attendendo il parere dal Quirinale, tra gli eremiti della politica, la conta arriva già a 5-6 formazioni partitiche minori destinate a rimanere a terra e che dovranno rimboccarsi le maniche se vorranno essere rappresentate alle prossime elezioni politiche.
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