Sembra che la riforma elettorale sia destinata ad essere particolarmente divisiva, come lo sono state le riforme istituzionali sinora progettate dal centro destra. La nuova legge elettorale mira a garantire alla maggioranza una vittoria a mani basse, scontentando peraltro alcuni gruppi della stessa coalizione di governo. Insomma, nonostante l’esito del referendum, si continuano a progettare riforme istituzionali che risultano punitive per l’opposizione.

Una rendita elettorale per Meloni

La riforma elettorale progettata dal centrodestra dovrebbe consentire a Meloni non tanto di garantire una maggiore partecipazione popolare, vista la ripresa dell’assenteismo, quanto ad assicurare una posizione di rendita elettorale ad alcuni partiti della coalizione di governo. La lezione del referendum non è servita a nulla. Si continuano a fare gli stessi errori, con il risultato di concepire le grandi riforme istituzionali come strumento volto a garantire una posizione dominante della maggioranza. Eppure era chiaro che chi ha votato No al referendum non ha bocciato il garantismo giudiziario, bensì ha inteso dire no al prevalere di una deriva autoritaria. Il voto referendario, insomma, è stato, aldilà del suo oggetto specifico, una messa in mora del governo di fronte a riforme ritenute lesive dei principi costituzionali. Il popolo ha dimostrato che la paura del tiranno, insomma, è ancora ben presente. Ancora una volta, le riforme istituzionali dovranno fare i conti con un’opinione pubblica ostile che finora le ha sempre bocciate. C’è da dire, inoltre, che in occasione del referendum è emerso un patriottismo costituzionale di cui non si può non tener conto.

È tornata la paura del tiranno

La verità è che gli elettori non vogliono tanto che la Costituzione non si tocchi quanto che si ritocchi, ma non nel suo impianto valoriale. Soprattutto, non vogliono che il principio del potere limitato venga messo in discussione invocando le ragioni della semplificazione istituzionale o addirittura di una virtuosa “turbo- democrazia”. Insomma, se nel paese è tornata la paura del tiranno, una ragione ci sarà. È significativo che, negli ultimi tempi, siano emerse al centro del dibattito politico preoccupazioni in ordine al contenuto di riforme che alteravano profondamente l’equilibrio dei poteri. Si continuano a contestare misure che possono pregiudicare l’impianto valoriale della Costituzione. Si è avuta negli ultimi tempi una autorevole pubblicistica politica ed istituzionale che ha inteso esaltare il senso di responsabilità dei costituenti, sempre attenti a garantire una democrazia consensuale che non mettesse nessuno ai margini del gioco politico. Si trattava di creare una casa comune di tutti gli italiani in grado di garantire la convivenza democratica. Alla Costituzione quindi non si possono intestare bandiere ideologiche improprie. Insomma, la Carta costituzionale non è né di destra né di sinistra, ma rappresenta una felice sintesi delle culture democratiche grazie alla quale si è riusciti a rimuovere le macerie politiche e morali prodotte dalla guerra e dalla dittatura. La Costituzione è tornata adesso al centro del dibattito pubblico, riuscendo a suscitare l’entusiasmo del mondo giovanile verso valori che devono essere posti a base delle politiche educative.

Le grandi questioni di principio

Oggi più che mai, allorché si parla di riforme istituzionali che sinora sono state sistematicamente bocciate dagli elettori, occorre creare un clima di dialogo che renda possibili su questo terreno intese larghe. Certo, all’interno della costituente non mancava la materia del contendere. Basti pensare al tema della pace religiosa e alla sopravvivenza da garantire al principio concordatario, che pure rappresentava un baluardo del regime fascista. Ma anche sul tema delle epurazioni nei confronti dei responsabili della dittatura non tutti la pensavano allo stesso modo. E tuttavia si è trovata la quadra per far convivere tante culture diverse in un unico testo. E la quadra si è trovata anche in politica estera, dove le tensioni prodotte dalla guerra fredda potevano risultare devastanti. Insomma, il senso di responsabilità dei costituenti ha consentito di far prevalere un approccio consensuale sulle grandi questioni di principio, che è cosa assai diversa da un approccio compromissorio, destinato poi nel corso degli anni a produrre maggioranze sopra il tavolo e maggioranze sotto di esso.