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Report, Ranucci può attendere. A Piervincenzi disse: “Rinuncia”
Il tribunale del lavoro ha rimandato Sigfrido Ranucci. Nessun pronunciamento, almeno per il momento. Nessun reintegro. La conduzione di Report è saldamente nelle mani dei due conduttori, Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale, incaricati di rilanciare il programma di inchiesta di Rai Tre dopo una serie di episodi, intromissioni e influenze dai contorni opachi, tutti da chiarire.
Il ricorso d’urgenza
Il giudice del Tribunale del lavoro di Roma si è infatti riservato di decidere sul ricorso d’urgenza presentato dai legali di Ranucci contro la rimozione dalla conduzione. Il giornalista, al termine dell’udienza, ha lasciato il tribunale in auto senza rilasciare dichiarazioni. Presente in tribunale anche il direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, che ha spiegato di essere arrivato come persona informata sui fatti, nel caso il giudice avesse voluto ascoltarlo. Non è stato sentito. L’avvocato Rai Maurizio Santori ha spiegato che il giudice dovrà decidere se procedere con una prova orale, dunque ascoltare testimoni, oppure concedere alle parti un termine per ulteriori note difensive.
Nessun risultato per Ranucci
Per Ranucci, dunque, la giornata che avrebbe dovuto aprire la strada al ritorno in plancia si è chiusa senza alcun risultato concreto. Il ricorso chiedeva di sospendere anche il termine del 27 settembre entro il quale il giornalista deve scegliere tra gli incarichi alternativi prospettati dalla Rai e puntava al reintegro come autore e conduttore prima dell’avvio della nuova stagione. Entro domani, in termini contrattuali, Ranucci deve dare una indicazione precisa sul proseguimento della sua carriera.
A poco varranno i comunicati di solidarietà di un sindacato in particolare, UsigRai, che l’altro ieri ha diffuso una nota dal contenuto fortemente ideologico e oggetto di polemiche, quando non di scherno, tra gli stessi corridoi Rai. Ma mentre Ranucci si rivolge al giudice, la macchina di Report continua a muoversi. E soprattutto emergono nuovi dettagli sul rapporto con il suo possibile successore. Daniele Piervincenzi, intervistato a Un giorno da pecora, ha raccontato di essere stato chiamato da Ranucci dopo la notizia della sua nomina. Il tono, secondo il suo racconto, sarebbe stato «molto aggressivo». E alla domanda se Ranucci gli avesse detto davvero la frase: «se rinunci sei un grande», Piervincenzi ha risposto semplicemente: «Sì».
Il nuovo conduttore racconta di aver cercato un confronto: «Sigfrido, sono travolto dalla notizia. Incontriamoci, parliamo con la redazione e prendiamo una decisione insieme ». Ma, sostiene Piervincenzi, Ranucci non avrebbe aspettato, scegliendo invece di intervenire pubblicamente sui social contro la nuova conduzione. È un passaggio che dice molto più di quanto sembri. Perché il punto è capire se un conduttore possa considerare il programma quasi come una propria pertinenza personale, fino a reagire con aggressività alla scelta dell’azienda di sostituirlo. La nuova stagione è prevista dall’8 novembre e la redazione sarebbe già al lavoro sui pezzi. Piervincenzi ha dichiarato di voler «superare la struttura piramidale» del programma, dare più spazio alla redazione e ridurre la parte affidata ai conduttori in studio. È una dichiarazione programmatica che, se realizzata, segnerebbe una discontinuità significativa rispetto all’era Ranucci.
C’è da auspicare che saprà imprimere un ravvedimento operoso anche dal punto di vista dello stile, del registro, delle verifiche delle notizie. Fare inchiesta non può equivalere al massacro delle persone, alla mancanza di contraddittorio, a dire «Questa intanto è una voce, poi la andremo a verificare». Cali il sipario su quella stagione, ne guadagnerà la qualità di cui la Rai, in nome del suo contratto di servizio pubblico, si deve fare interprete.
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