Politica
Giuseppe Conte spinge il campo largo a fare la mosca cocchiera
La lettera scritta giorni fa dall’esponente del Pd, Goffredo Bettini, al direttore del Corriere della Sera, sta facendo discutere. Bettini si preoccupa della situazione europea e del possibile ampliamento del conflitto tra Russia e Ucraina. La sua posizione è quella di cercare un compromesso con i russi al fine di far prevalere la testa sulla pancia, ovvero invertire la rotta su come hanno finora gestito la situazione da Bruxelles. Bettini invoca l’invio di armi al popolo ucraino ma solo a scopo difensivo, fino a quando, cioè, non venga raggiunto un accordo di pace.
Insomma, per Bettini l’Europa deve sì aiutare l’Ucraina, ma la diplomazia, nel frattempo, deve fare il suo corso per scongiurare l’allargamento del conflitto. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, però, frena l’entusiasmo e ribatte che all’Ucraina non deve essere più fornito alcun tipo di armamento, nemmeno a scopo difensivo. Ma come, non è stato proprio lui, poche settimane fa, a dire che in politica servono, oggi più che mai, “pionieri coraggiosi” in grado di invertire la rotta dell’attuale situazione politica?
Conte afferma che il voler continuare a inviare armi lascia presupporre la non volontà di farsi interprete di una vera svolta; la realtà, però, dice altro. Nella lettera al Corriere, Bettini invoca una strategia che, per molti versi, si avvicina a quella del Movimento. Pd e 5 Stelle mai come ora sono vicini: entrambi vogliono accordi di pace, esclusione dell’Ucraina dalla Nato e la vittoria della diplomazia sulla mentalità bellicista. Tuttavia, le armi di cui parla Bettini sarebbero esclusivamente a uso difensivo: lasciare l’Ucraina totalmente sfornita significherebbe dare carta bianca ai russi. Proteggersi e provocare non stanno sullo stesso piano, e Putin lo sa bene.
Soltanto seguendo questa linea l’Europa mostrerebbe la sua vera solidarietà e tornerebbe ad avere un ruolo da protagonista nell’ambito della diplomazia mondiale. Questa guerra non la vincerebbe nessuno; la pace l’avrebbe costruita l’Europa facendosi, da un lato, “ombrello dell’Ucraina” e, dall’altro, ritagliandosi un ruolo di potenza unita e compatta nella veste di mediatrice coraggiosa. Se Donald Trump non dovesse riuscire a conseguire gli stessi obiettivi di pacificazione, farebbe una pessima figura. Al contempo Putin potrebbe tornare a preferire il dialogo alla forza. In questo modo, l’Europa si vedrebbe riconosciuta quel prestigio internazionale che è andata via via perdendo negli anni, a causa del suo eccessivo sbilanciarsi a favore di politiche autoescludenti.
Fare le “mosche cocchiere” non porta a nulla; il campo largo deve essere l’alternativa intelligente non solo per aggirare problematiche interne, ma, e ancor più, per scongiurare pericoli esterni. Conte questo progetto si limiterà a predicarlo o si deciderà anche a metterlo in atto?
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