La guerra ibrida russa ha una faccia militare e una del tutto politica. Da un lato droni a gogo e minacce di interventi militari distribuite nei confronti delle nazioni europee che rompono più le scatole; dall’altro lato, sempre per quello che riguarda l’Europa, che è il bersaglio fondamentale con l’obiettivo della sua disarticolazione, l’impegno del sistema putiniano è quello di costruire o di rafforzare soggetti politici di estrema destra (la maggioranza) e di estrema sinistra (un nucleo abbastanza ristretto) che hanno tutti un punto in comune: per arrivare alla pace bisogna sospendere l’invio di armi all’Ucraina. È evidente il risvolto di tutto ciò: per tutta l’area filo-putinista, la pace è sinonimo di resa dell’Ucraina. Un’Ucraina senza rifornimenti di armi è costretta ad arrendersi sotto bombardamenti di droni riforniti alla Russia anche dalla Corea del Nord e dall’Iran.

Le due punte di diamante del Partito russo in Italia sono Conte, con il M5S, e sull’altro versante Vannacci, che ha preso per i fondelli Salvini usandolo come un taxi, e che è collocato all’estrema destra. Con tutte le parole d’ordine efficaci per quel campo. Entrambi esprimono fino in fondo gli stereotipi ideologici propagandistici psicologici degli opposti schieramenti, quelli della sinistra massimalista, populista, giustizialista e apparentemente ultra pacifista, e quelli della destra nostalgica, razzista, ultrasovranista. Conte ha confezionato un bel “pacco” per mettere con le spalle al muro e quasi ridicolizzare un Pd che in questi ultimi anni ha dato un enorme spazio al populismo, all’estremismo filo-palestinese, a un pacifismo che prescinde da quello che sta avvenendo nel mondo reale. Per non parlare dei Socialisti di Maraio e di Bobo Craxi, attratti con un piatto di lenticchie a collocarsi, contro natura, addirittura nell’area del partito non solo putinista ma più giustizialista di tutto il quadro politico italiano. È evidente che, in un contesto di questo tipo, il nome di Craxi è una sorta di bestemmia.

Così è stato confezionato un programma economico nel quale stanno in bella fila gli elementi tipici dell’estrema sinistra economicista. In questa piattaforma economica viene innestato un pacifismo apparentemente assoluto, che prescinde dall’esistenza di un aggressore e di un aggredito sostanzialmente nel cuore dell’Europa. In sostanza, è stato confezionato in modo scientifico un “pacco” che, se ingerito anche in quantità ridotta, provocherebbe la morte per soffocamento di un Pd costretto a rivoltare sé stesso come un calzino. Altrettanto incisiva è l’operazione Vannacci fatta sulla destra. Il Generale cavalca a briglia sciolta tutto il peggio possibile della destra razzista, sovranista e parafascista. Emblematico l’ingaggio di Alemanno, erede di Rauti, che non a caso attacca a testa bassa Meloni, evocando tutti i miti presenti nel pezzo più estremista del Movimento sociale italiano. Però la mossa fatta fare dal putinismo a Vannacci può avere un significato politico più profondo: Putin, visto che il governo italiano ha dato continue rotture di scatole sull’Ucraina, si è innervosito e sogna di far perdere il centrodestra con la lista autonoma di Vannacci, sperando invece nella vittoria di un campo largo che nella migliore delle ipotesi sull’Ucraina balbetterà frasi pacifiste prive di senso. Insomma, molto di più che ai tempi del PCI di Berlinguer, il partito russo si fa sentire, adeguandosi all’esistenza di un bipolarismo in parte vero e in parte falso, tra un centrodestra e un centrosinistra entrambi profondamente differenziati sul nodo decisivo dell’Ucraina e dell’aggressione in corso nei suoi confronti.