Esteri
Droni, disinformazione e ingerenze: il fronte Est dell’Ue in crisi
Continuano a esser tesi i rapporti tra Mosca e l’Alleanza atlantica. Mentre Copenaghen denunciava una fregata russa di aver lanciato due bengala verso un elicottero militare danese, nella notte tra lunedì e martedì, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” della nostra Aeronautica militare abbattevano un drone nello spazio aereo lituano. Il Fronte Est dell’Ue è tutt’altro che tranquillo, insomma. Questi attacchi sono “da una parte un modo per saggiare le difese della Nato e la capacità di reazione della Nato, dall’altro un modo per alzare le tensioni e in qualche modo lanciare anche dei messaggi negativi alle opinioni pubbliche”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, “ricordiamoci che la guerra della Russia non è soltanto una guerra fisica, è soprattutto una guerra di propaganda nei Paesi occidentali (…) in alcune sacche stanno anche vincendo perché l’Occidente non fa altrettanto, non rende la pariglia”.
Crosetto ha appena concluso la sua missione in Bulgaria, Polonia, Lituania e Lettonia, dove ha incontrato autorità politiche e militari e visitato i contingenti italiani impegnati nei dispositivi Nato. “Essere sul Fianco Est significa esserci quando serve”, ha ribadito. E ai militari della Task Force che ha abbattuto il drone ha detto: “Voglio che abbiate piena consapevolezza del contributo che date alla Repubblica”. Che occorra rafforzare la sicurezza europea, a fronte di tali episodi, è piuttosto evidente. Ma non soltanto dal punto di vista della difesa aerea e missilistica, anche – e forse soprattutto – dal punto di vista ibrido. L’Ue, Italia inclusa a pieno titolo, tra disinformazione e attacchi cyber, passando per le più svariate tecniche d’ingerenza, è ormai quotidianamente messa sotto scacco dalle mosse russe. Proprio ieri l’Eurocamera ha approvato una risoluzione relativa a tali attacchi, chiedendo una “maggiore cooperazione tra Unione europea e Nato con l’obiettivo di rafforzare la preparazione, la resilienza e la capacità di deterrenza dell’Europa di fronte alle minacce ibride”. Un passo formale in avanti, forse, che denota una presa di coscienza del problema. Anche Crosetto è stato molto chiaro: “Sulla guerra ibrida né noi né i Paesi occidentali stiamo facendo molto, la subiamo e basta”. Ergo, occorre fare di più.
Lo scorso luglio, due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma sono stati espulsi per decisione del governo italiano con l’accusa di aver venduto informazioni sensibili a uomini del Cremlino. Il rischio di ingerenze russe nel nostro Paese, pertanto, non è affatto basso. Se sommiamo tale episodio alle fake news pro-Putin che circolano pesantemente sui nostri social, o ancora, a quelle voci che – sui media, o anche in autorevoli convegni – portano avanti ormai da tempo un’operazione “revisionista” sulla guerra in Ucraina, come si suol dire: tre indizi fanno una prova. Nonostante il clima ostile, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ritenuto opportuno, pochi giorni fa, vedere una delegazione di imprenditori italiani che operano in Russia, alla presenza dell’ambasciatore russo in Italia Alexei Paramonov. Da buon allievo della scuola sovietica, Paramonov non ha perso l’occasione per girar la frittata, definendo l’incontro “un ritorno dell’establishment italiano al realismo”. Pericoloso il fianco Est, sì, ma ancora di più forse è prestare il fianco ai professionisti della propaganda.
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