Verso le elezioni
Il piano segreto di Putin: sostenere Vannacci per far vincere un centrosinistra filorusso egemonizzato da Conte e Travaglio
Nessuno poteva immaginare la fragilità politica, culturale e anche organizzativa del Pd di Schlein nel confronto con Conte e il suo M5S, sia sul piano della leadership, sia sui contenuti politici del programma del campo largo (prima fra tutti la Politica Estera e, in essa inclusa, l’Ucraina).
Partiamo dalla leadership: Schlein come candidata e il Pd come partito hanno perso la battaglia dell’estate da ogni punto di vista, anche perché non sono neanche scesi in campo. Sull’altro argine della coalizione a Conte va dato atto di aver battuto l’Italia piazza per piazza con particolare riferimento alle feste dell’Unità. Cogliendo l’occasione Conte ha puntato sul pacifismo assoluto, no alle armi in genere, e a quelle alla Ucraina in particolare, facendone così una questione centrale dei suoi discorsi. Sull’Ucraina Conte, che è una sorta di Fregoli della politica, ha cambiato le carte in tavola al punto tale da far apparire come guerrafondai coloro che sostengono la necessità di dare armi a Zelensky: una perfetta operazione di mistificazione sostenuta da tutto l’apparato mediatico russo che in Italia ha come punta di diamante il Fatto quotidiano di Travaglio. Come se non bastasse Conte ha fatto altre due operazioni: durante il convegno di Nova ha presentato un programma elaborato in tutti i particolari lavorando in modo volpino sul corpo politico del Pd, a partire dai due grandi vecchi D’Alema e Bettini, fino ad agganciare il “civico” di Bettini, Onorato e addirittura due che non c’entravano niente con la sigla del PSI come Maraio e Bobo Craxi.
Nell’altra metà del cielo Schlein ha iniziato il suo percorso come segretaria di partito battendo alle primarie, su una piattaforma populista e radical di stampo americano, il povero Bonaccini. Quando si intraprende quella strada e si abbandona la piattaforma riformista, si dà via libera all’estremismo più incontrollabile. Di qui l’ultrapacifismo della “segretaria della post FGCI”. Al di là di episodi e stati d’animo collocati fra la realtà e il folclore, nel cuore e nel cervello dei dem ha preso corpo qualcosa di più serio e anche di molto inquietante: Bettini e D’Alema esprimono un pezzo di storia e di cultura del PCI-PDS-Ds-PD. Oggi questo filone propende per la Cina e non disdegna le ragioni geopolitiche di Putin. In più, a parte i due grandi vecchi e le suggestioni che essi spargono per il Partito, i loro successori Franceschini, Cuperlo e Speranza, sono impressionati dal trasformismo spregiudicato di Conte e dal dilettantismo di Schlein, che pure avevano in una prima fase cavalcato.
Ma qui veniamo all’impasse in cui si trova una vasta area del Pd, anche dal punto di vista politico e culturale. La furbizia mediatica ha favorito tutti i cambi di nome ma non è stata sostenuta dalla costruzione e dalla assimilazione di una autonomia culturale di stampo riformista che radicasse il partito su una base solida. Così un bel pezzo del Nazareno è esposto all’operazione di marketing di Conte: pacifismo assoluto per azzerare europeismo e atlantismo. Il segno che i dem sono del tutto allo sbando è dato dal loro voto contrario al disegno di legge contro l’antisemitismo: è evidente che i pro-Pal, espliciti sostenitori di Hamas, esercitano sulla base del partito un’influenza tale che il suo gruppo dirigente si permette di assumere una posizione ambigua su una questione così dirimente. In un contesto di questo tipo ogni risultato delle primarie è possibile. Le ipotesi però più probabili sono due, e una è più negativa dell’altra. Paradossalmente se il Pd vuole presentare la candidatura di Schlein con un programma riformista sul piano economico e sociale, e in continuità con ciò che ha sempre sostenuto sull’Ucraina, le liste saranno inevitabilmente due. L’unica possibilità di una lista unitaria è quella di un candidato terzo e di una proposta fondata sulla assoluta ambiguità e doppiezza.
Alla luce di tutto ciò viene un dubbio: possibile che Putin, visto che ha sempre seguito con grande attenzione la situazione italiana e visto che comunque finora il governo di Meloni, Tajani, Crosetto, eccezion fatta per Salvini, gli ha rotto parecchio le scatole sull’Ucraina, abbia deciso di muovere la pedina Vannacci facendogli presentare una lista autonoma che rastrelli voti di estrema destra in modo da far perdere le elezioni al centrodestra e facendo vincere così un centrosinistra di fatto egemonizzato dai filoputinisti?
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