Guardate la mappa d’Europa e provate a fare un gioco semplice: cercate un paese dove l’estrema destra non sia primo o secondo partito. In Francia il Rassemblement National domina i sondaggi, con vista presidenziali 2027. In Germania in molti danno in testa l’AfD, in Austria l’FPÖ già lo è; stessa cosa per Reform UK di Farage nel Regno Unito, Vox in Spagna e Chega in Portogallo è secondo partito. Nell’est Europa la situazione non è molto diversa, con i nazionalisti ben rappresentati e con le loro istanze spesso accolte anche dai partiti conservatori più moderati. La Danimarca è tra le poche anomalie del continente: i socialdemocratici di Mette Frederiksen da sempre affrontano con pragmatismo le sfide dei nostri tempi sull’immigrazione irregolare, sui rimpatri, sulla legalità e, di conseguenza, l’estrema destra di Dansk Folkeparti raccoglie percentuali alla Italia Viva.

Vale una legge della fisica più antica della politica stessa: la natura non ama il vuoto. Uno spazio lasciato scoperto non resta scoperto a lungo: prima o poi qualcosa lo riempie, non necessariamente il meglio disponibile. Per troppo tempo la sinistra europea ha trattato la sicurezza, l’immigrazione e la difesa dei diritti delle donne nelle comunità islamiche come tabù, argomenti buoni al massimo per un distinguo imbarazzato prima di cambiare discorso. Il risultato è che quel vuoto l’ha riempito la destra radicale, e oggi qualcuno prova a vendere come “identità” quello che identità non è: la nostalgia di un passato autoritario spacciata per programma politico.

Il caso Roggero racconta perfettamente questa deriva. Un uomo condannato in via definitiva per omicidio, che aveva già patteggiato una pena per aver minacciato con una pistola il fidanzato della figlia, viene trasformato in un simbolo nazionale. Una narrazione che sfida non solo il diritto, ma perfino il buon senso. E a cavalcarla sono proprio quelli che dovrebbero fare della legalità la loro bandiera, incalzati palesemente dal vento che spira a destra dell’emiciclo e oltre. Non è più il dibattito su un fatto di cronaca. È la costruzione scientifica di un martire, con tanto di raccolta fondi online, utile soprattutto a coprire l’incapacità del governo di produrre risultati concreti proprio sulla sicurezza e a contenere la pressione delle frange più vannacciane della stessa maggioranza.

I nazionalisti che urlano alla difesa della patria contro l’insicurezza e l’Islam radicale che sta permeando le nostre città, flirtano poi, sistematicamente, con Vladimir Putin, un dittatore straniero che ha invaso uno stato sovrano e che delle nostre democrazie non rispetta un solo principio. Paradossalmente certe battaglie avrebbero dovuto essere di sinistra, prima ancora che di destra, se non fosse stato per il masochismo politico figlio del dogma assoluto dei diritti senza doveri. Pretendere il rispetto delle regole delle democrazie liberali non è un cedimento sovranista, è l’ABC del riformismo.

Combattere il patriarcato di matrice islamista, denunciare le spose bambine, opporsi al velo integrale imposto alle donne non è islamofobia. È femminismo. Punto. Un femminismo che vale a Milano come a Teheran, senza sconti geografici e senza quel relativismo culturale alle vongole che finisce per giustificare ciò che non giustificheremmo mai se accadesse sotto casa nostra.
O i diritti delle donne sono universali, oppure sono un privilegio. Considerare l’immigrazione un fenomeno da gestire e non da subire, in nome di un’accoglienza senza condizioni, non è cedere alla propaganda: è distinguere se usare la paura come un carburante elettorale o interpretare la realtà come bussola per dare risposte.

Il “compagno Vannacci”, su alcuni di questi temi, si troverebbe d’accordo. E qui sta il punto più scomodo: non è un problema se lui la pensa così, è un problema se lasciamo che a farsene carico sia solo chi decide di occuparsene con nostalgie regressive dell’uomo forte e giustificazionismo per chi spara o per chi invade. Ma se quelli bravi, democratici e “intelligenti” decidono di ignorare i problemi che arrivano soprattutto dalle classi meno agiate, sarà qualcun altro a intestarsi in esclusiva la difesa delle nostre città, delle nostre regole, delle nostre donne. E quelli bravi ne saranno corresponsabili.

Lorenzo Incantalupo

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