Tre specchi dello stesso vizietto italiano
Travaglio scopre le querele temerarie dopo il caso Cipriani-Minetti: ma non è libertà di stampa, è difesa del suo giornale
“Tutti festeggiano che Cipriani e Minetti cerchino di far chiudere il Fatto Quotidiano.” Così Marco Travaglio, il 9 giugno scorso, su diMartedì. La stessa sera in cui i brogliacci di Tommaso Miele — ex presidente aggiunto della Corte dei conti, indagato per corruzione sul Ponte sullo Stretto — circolavano integrali sui giornali. “Avrò avuto una decina di incarichi ma grossi… uno più grosso dell’altro”, diceva intercettato.
Eppure nessuno ha protestato: l’articolo 114 del codice di procedura penale vieta la pubblicazione degli atti coperti da segreto istruttorio — compresi i brogliacci delle intercettazioni — ma la norma esiste solo sulla carta quando la notizia è ghiotta e l’indagato non piace. Il garantismo, in Italia, si ricorda di sé stesso quando il protagonista della storia siamo noi.
Sia chiaro: Travaglio può anche avere ragione quando denuncia che la causa da 250 milioni di Cipriani punta a farlo fallire più che a ottenere giustizia. Le SLAPP — le cause temerarie usate come clava contro la stampa scomoda — sono un problema reale: l’Italia è al 49° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, il paese europeo con più querele intimidatorie, e il 7 maggio scorso ha mancato il termine per recepire la direttiva europea anti-SLAPP scegliendo la versione più asfittica possibile.
Su questo Travaglio avrebbe tutto il diritto di indignarsi. Peccato che quando erano certi magistrati a querelare giornalisti per articoli veri, o a minacciare di farlo — c’è chi aveva già pronta la “rete” da tirare su dopo il referendum — la voce del direttore del Fatto fosse stranamente assente. Il principio esiste solo quando colpisce noi: questa non è difesa della libertà di stampa, è difesa del proprio giornale.
Il quadro si chiude lì: i brogliacci di Miele in libertà sui giornali senza che nessuno citi l’articolo 114 c.p.p., Travaglio che scopre le SLAPP quando lo colpiscono, l’Italia che ignora la direttiva europea. Tre sintomi della stessa malattia: un paese in cui le garanzie si applicano a geometria variabile, a seconda di chi le invoca e contro chi. Vale per tutti. O non vale per nessuno.
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