Ne abbiamo già scritto: prima la smentita della Procuratrice Nanni, poi la ritrattazione della massaggiatrice davanti al notaio uruguayano — quella fonte su cui il Fatto aveva costruito il castello accusatorio contro Nicole Minetti. Travaglio insiste: la ritrattazione è pilotata, il caso non è chiuso, la sua verità regge. Nel frattempo, attorno a lui, il silenzio si fa assordante.

Travaglio è convinto che la toga sia infallibile, ma sta affondando da solo

L’Associazione Nazionale Magistrati non ha emesso comunicati. Singolare, per un’organizzazione che si mobilita per molto meno — per un’ispezione ministeriale, per uno sguardo di traverso del Guardasigilli. Di fronte all’attacco a una procuratrice nell’esercizio delle sue funzioni, nessuna nota. Ha parlato però il presidente Giuseppe Tango — che incarna il vero spirito rinnovatore di una magistratura che dopo la sconfitta referendaria ha promesso autocritica. Parole spontanee, non protocollari, per questo più pesanti. Ha detto: «Ogni volta che ci sono sospetti e ombre da dipanare, è giusto che lo si faccia nell’interesse della collettività. Ed è ciò che è avvenuto». E poi: «La stampa ha il diritto di raccontare, nei termini della continenza e di una giusta cornice di liceità. Abbiamo estrema stima della procuratrice Nanni». La «continenza». Parola antica, quasi dimenticata.

Travaglio è convinto che la toga sia infallibile quando condanna chi lui considera colpevole, corrotta quando assolve. Funzionava. Funziona meno quando la toga che non si piega ha liberato Zuncheddu dopo trent’anni di ingiusta detenzione. Solo il grillino Ricciardi si è schierato con lui. Travaglio affonda. E affonda solo.

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