Giustizia
Nicole Minetti, il Fatto ha detto il falso. Un altro caso di pessima informazione
Tutto regolare. Il Fatto Quotidiano ha riportato circostanze non vere. A dirlo in un comunicato, con cui dava conto di aver inviato il supplemento istruttoria al Ministero della giustizia, è stata ieri Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano. La vicenda della grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti si è dunque rivelata un clamoroso caso di cattiva, anzi, pessima informazione. Per settimane, infatti, l’opinione pubblica è stata bombardata dalle ricostruzioni del giornale diretto da Marco Travaglio che lasciavano intendere l’esistenza di gravissime anomalie nell’iter che aveva portato alla concessione del provvedimento, fino al punto di insinuare dubbi persino nelle più alte istituzioni dello Stato. Ieri, però, le conclusioni dei magistrati milanesi hanno raccontato una storia completamente diversa.
Nanni, l’avvocata generale Lucilla Tontodonati e il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, hanno comunicato che gli accertamenti svolti successivamente alle notizie pubblicate dalla stampa hanno escluso la fondatezza delle principali accuse circolate nelle ultime settimane. Secondo le toghe, i fatti riportati nelle notizie che avevano originato il supplemento istruttorio non corrispondono al vero e non sono emersi elementi in contrasto con il quadro probatorio già acquisito durante il procedimento che ha portato alla grazia. Le verifiche effettuate hanno escluso procedimenti giudiziari, pendenze o indagini a carico di Minetti e del marito Giuseppe Cipriani in Uruguay e Spagna. È stata inoltre confermata la regolarità dell’adozione del minore, già riconosciuta in Italia dal Tribunale per i Minorenni di Venezia. Particolarmente significativa è la smentita relativa al presunto mistero legato alla morte di un avvocato in Uruguay. La Procura ha chiarito che il professionista deceduto non era il legale dei genitori biologici del minore adottato, bensì quello dello stesso bambino, favorevole all’adozione. Inoltre, secondo il Procuratore della Repubblica uruguaiano, non esiste alcuna ipotesi di reato collegata a quel decesso. Anche sul piano sanitario gli accertamenti hanno confermato il grave quadro clinico del minore, seguito dal Boston Children’s Hospital, nonché i consulti effettuati presso altre strutture specialistiche negli Stati Uniti e in Italia. Sono stati inoltre confermati sia l’impegno nel volontariato sia la stabile presenza di Minetti in Italia dal 2024.
Risultano infine smentite anche le accuse relative alla partecipazione a presunte feste con droga e sesso negli ultimi anni, fondate sulle dichiarazioni di una fonte che aveva parlato proprio con Il Fatto Quotidiano.
Alla luce di questi elementi, appare inevitabile una riflessione sul comportamento del quotidiano diretto da Travaglio. L’inchiesta che avrebbe dovuto smascherare presunte omissioni e reticenze si è progressivamente sgretolata sotto il peso delle verifiche ufficiali. Eppure, prima ancora che gli accertamenti fossero completati, Travaglio si era spinto ad attaccare frontalmente Nanni, arrivando a rimpiangere pubblicamente il suo predecessore Francesco Saverio Borrelli, come se la correttezza di un’indagine potesse essere valutata sulla base di nostalgie ideologiche o appartenenze culturali.
Il risultato finale è paradossale. Una vicenda costruita come uno scandalo nazionale ha prodotto soprattutto un gigantesco effetto mediatico, alimentando sospetti che gli accertamenti successivi hanno smentito uno dopo l’altro. Nel frattempo sono finite nel tritacarne persone, un minore e persino le istituzioni della Repubblica. “Passata la gogna mediatica, sembrerebbe che non sia successo nulla. Ed invece, Istituzioni, persone – compreso un minore – e la stessa opinione pubblica sono state travolte da una onda anomala. Qualcuno, almeno dal punto di vista deontologico, dovrebbe pagare. O, quanto meno, chiedere scusa. Chi esercita una funzione fondamentale – come quella della informazione – deve gestirla sempre con la massima prudenza. Altrimenti è puro esercizio di un potere privo di responsabilità”, ha ricordato Bartolomeo Romano, ordinario di diritto penale a Palermo. Il giornalismo d’inchiesta è una risorsa preziosa per la democrazia quando verifica, controlla e accerta. Quando invece sostituisce il rigore con l’insinuazione e la verifica con il sospetto, rischia di trasformarsi in qualcosa di molto diverso: non uno strumento di controllo del potere, ma un potere che pretende di sottrarsi a qualsiasi controllo.
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