Tra i tanti incarichi che ho avuto nella mia lunga attività parlamentare e governativa c’è stata anche quello delle adozioni internazionali, nella veste di Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali e delegato, come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a seguire tale materia. So bene pertanto che coppie italiane hanno adottato, e continuano ad adottare, decine di migliaia di bambini provenienti da tutti i paesi del mondo che non trovavano localmente la possibilità di una adeguata vita famigliare.

Ricordo infatti agli sprovveduti e disinformati commentatori del caso Minetti cosa sancisce l’art 3 della Convenzione dell’ONU di New York (1989) sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle Istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative, o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”. Questo superiore interesse del bambino nell’ adozione internazionale è stato rispettato nel caso di Nicole Minetti? La risposta è sicuramente sì perché l’adozione del bambino è stata certificata dall’autorità uruguaiana competente in materia, e da anni il bambino vive con i genitori italiani che l’hanno adottato. Ma Nicole Minetti è stata scandalosamente graziata dal Capo dello Stato? Forse al Fatto Quotidiano, che ha sollevato il presunto scandalo, sfugge l’ovvia considerazione che il Presidente della Repubblica, che con sua insindacabile decisione può concedere la Grazia, lo fa in ogni caso dopo aver verificato la correttezza del via libera della Procura della Repubblica competente, in questo caso Milano, a favore di chi ha già avuto in passato una condanna passata in giudicato.

Ma in questo caso c’è una vera vittima della canea mediatica che il Fatto ha sollevato? La risposta purtroppo anche qui è sicuramente sì perchè la vera vittima è il bambino adottato il cui superiore interesse è stato stracciato da una tempesta politico mediatica costruita sul nulla, che si spera si chiuda il prima possibile, senza provocare ulteriori danni alle Adozioni Internazionali e soprattutto ai superiori interessi di quel bambino.