Giustizia
Travaglio ha torto e Minetti ha ragione. Gli avvocati: “Chiederemo i danni”
Travaglio ha torto e Minetti ha ragione. Lo scrive, nero su bianco, il parere emanato ieri dalla Corte d’Appello di Milano che ha smentito l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano e ha definito legittima la domanda di grazia di natura umanitaria presentata da Nicole Minetti, la quale, come emerso dalle prove raccolte, deve effettivamente prendersi cura del minore avuto in adozione affetto da patologie che richiedono cure costanti e la presenza della madre. I legali di Minetti e Cipriani «prendono atto» e «ribadiscono di avere intrapreso le iniziative giudiziarie per il risarcimento dei danni» riguardanti «oltre 50 articoli anche online dal Fatto Quotidiano, nonché le trasmissioni È sempre Cartabianca e Report».
Corretta, quindi, anche la valutazione del Ministro della Giustizia. Immediate le reazioni della politica con Carlo Giovanardi (Unione di Centro) e Michaela Biancofiore (Noi Moderati) in prima linea contro l’inchiesta di Travaglio. Giovanardi chiama in causa la «violazione dei diritti del minore» e incalza Il Fatto Quotidiano dichiarando: «Qualcuno dovrà rispondere». Della stessa opinione anche Biancofiore che si unisce al collega nell’interrogarsi su «chi chiederà scusa a Nordio», sottolineando la buona condotta del ministro e definendo l’epilogo della vicenda «il solito tritacarne mediatico». La risposta del giornale, però, per voce del direttore de il fatto quotidiano.it, Peter Gomez, non si è fatta attendere: «Curioso che la Procura non abbia sentito la nostra testimone», e aggiunge: «Non hanno fatto altri atti di indagine, se non appoggiandosi all’Interpol, ma hanno stabilito, sulla base di indagini difensive e di qualcuno che hanno sentito, che non è vero quello che ha detto a noi la testimone. Le inchieste del Fatto non finiscono qui».
Il quotidiano aveva sollevato dubbi riguardo la regolarità dell’adozione del minore in Uruguay, sulla condizione sanitaria del minore e sullo stile di vita condotto da Minetti e dal suo compagno Giuseppe Cipriani.
Sarebbero, infatti, proprio le attività di quest’ultimo nel Paese sudamericano ad aver spinto Il Fatto a indagare. Nello specifico, la Procura Generale della Repubblica, ha dichiarato quanto segue: «Contrariamente a quanto riportato sul Fatto Quotidiano risulta che il decesso in circostanze non chiare non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo, ma si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole alla adozione, nel cui procedimento non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali, rappresentati dal difensore di ufficio ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore; il Procuratore della Repubblica in Uruguay ha riferito, in relazione al decesso del legale del minore, che non vi sono ipotesi di reato: non emergono irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia dal Tribunale per i Minorenni di Venezia; non vi sono segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay ed in Spagna di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani; è confermato il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre in occasione dei controlli e terapie, nonché confermato il previo consulto presso strutture ospedaliere di Cleveland e New York, oltre che in Italia; è confermato il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile in Italia di Nicole Minetti a far tempo dal gennaio 2024 e per tutto il 2025, salvo rientri per brevi periodi in Uruguay; risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni, affermazioni rese originariamente al Fatto Quotidiano dalla massaggiatrice, dapprima con modalità anonime ed in seguito con indicazione del proprio nominativo».
Insomma, questa vicenda descrive la volontà giornalistica di processare le persone prima della Giustizia stessa, e anche dopo. Non solo, le «indagini» del quotidiano di Marco Travaglio hanno scomodato anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella che, a seguito delle accuse riportate, aveva richiesto delle verifiche sulla grazia richiesta tramite il Ministero della Giustizia. Ci si prepari a un secondo atto.
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