Nei pronto soccorso lombardi, durante le ondate di calore, funziona una corsia dedicata. Si chiama Codice Calore e assegna a chi arriva con disidratazione grave, svenimenti o stato confusionale una priorità di triage mai inferiore al verde: il paziente entra subito nel percorso delle urgenze, riceve liquidi e assistenza senza attendere il proprio turno ordinario. È una delle misure del Piano Caldo attivato dalla Direzione generale Welfare insieme ad Ats e Asst.

L’altra gamba del sistema è la sorveglianza preventiva. Gli anziani e le persone fragili vengono stratificati su quattro livelli di rischio, costruiti incrociando età, patologie croniche e presenza o assenza di una rete familiare. Chi rientra nelle fasce alte non aspetta di stare male: è il servizio sanitario a contattarlo a casa.

È un modello che riconosce una verità scomoda, cioè che il caldo uccide soprattutto chi vive solo, e che la solitudine è a tutti gli effetti un fattore di rischio clinico. I numeri dicono quanto il sistema sia sollecitato. In una sola settimana di picco termico gli interventi di soccorso gestiti da Areu sono cresciuti del 10,3 per cento, con un aumento marcato degli eventi cardiovascolari; le aree più colpite sono risultate quelle di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova, mentre le zone di valle hanno retto meglio. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha seguito da vicino, intervenendo in modo deciso.
Il punto è che l’emergenza sanitaria da calore non produce immagini. Non ci sono ambulanze in fila davanti alle telecamere: c’è una curva di mortalità che si alza di qualche punto e che si legge mesi dopo, nei bollettini epidemiologici.

Un dossier riferito all’estate 2024 ha contato per Milano sei giornate di rischio massimo, tre ondate di calore e ventisette decessi in eccesso tra gli over 65 nel solo mese di agosto. Ventisette persone che, in un’estate normale, sarebbero probabilmente ancora vive. È la forma più silenziosa che una crisi urbana possa assumere: nessuno muore di caldo sul certificato, tutti muoiono di qualcos’altro, anticipato dal caldo.