Simposio al Vinitaly fra Meloni e Salvini uniti contro tutti, da Trump a Israele. I due leader del centrodestra, presenti ieri mattina alla fiera vinicola a Verona, hanno rivendicato la loro posizione unanime nonostante le innegabili differenze: «Si sospenda il Patto di stabilità, altrimenti saremo costretti ad accumulare ulteriore debito». Nel frattempo il governo sospende il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele e critica il presidente Usa, Donald Trump, per le dichiarazioni contro Papa Leone XIV. Nei confronti dell’Iran, invece, nemmeno una parola.

Insomma, incalzati dai partiti di opposizione, la presidente del Consiglio e i ministri levano gli scudi e cambiano rotta. Una virata che fa trasparire un’evidenza: a dettare l’agenda del governo è la volontà e, certo anche la necessità, di riprendersi dallo scossone causato dal No al referendum e porre le basi per le elezioni del 2027 in una campagna elettorale che si prospetta lunga e insidiosa. Fra le «novità», l’indignazione di Meloni e Salvini alle ultime boutade di Trump. Indignazione che, peraltro, ha lasciato basiti gli «amici» americani. Oggi, infatti, sembra che i nemici da combattere siano Trump, Israele e il padiglione russo alla Biennale di Venezia, oltre che il rinnovo delle sanzioni alla Russia.

Il palcoscenico, ieri, è stato interamente dedicato allo scenario internazionale, che sta mettendo a dura prova anche il comparto del vino a causa del calo dei consumi e dei dazi imposti a una delle eccellenze dei prodotti italiani. Su questo tema i due leader hanno espresso opinioni simili, anche se con toni diversi. «Nonostante i dazi, il mercato del vino è in continua crescita – ha affermato la premier – ma è anche un settore che ha bisogno di essere sostenuto».

Questione Hormuz

Un segmento di mercato che mette insieme anche i fertilizzanti e il gasolio, che transita dallo Stretto di Hormuz, snodo tenuto in ostaggio da Iran e altre forze ostili. «Siamo in una situazione internazionale nella quale bisogna continuare a lavorare per mandare avanti i negoziati di pace e mettere in atto ogni sforzo possibile per stabilizzare la situazione e riaprire lo Stretto. Questo è fondamentale, non solo per i carburanti, ma anche per i fertilizzanti», ha precisato Meloni, incalzando, anche se indirettamente, la presidente della Commissione europea, von der Leyen.  «L’Europa non dovrebbe sottovalutare l’impatto che questa crisi potrebbe avere sui prossimi mesi, commetterebbe un enorme errore di valutazione se considerasse di muoversi troppo tardi. Il tema è valutare una sospensione del Patto di stabilità come misura generalizzata». Quanto al battibecco tra Meloni e Trump, la premier ha fatto presente che «bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo».

Il nodo russo rimane. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, apre al gas di Putin, ma Meloni ha ricordato: «La pressione economica che abbiamo esercitato sulla Russia, insieme, è l’arma più efficace che abbiamo per costruire pace». Il vicepremier e leader del Carroccio, Salvini, ha dato man forte al suo capo di governo: «Attaccare il Papa è veramente fuori luogo». E ha ricordato che gli esponenti della Lega stanno ragionando su un «blocco del costo dell’energia per famiglie e imprese», però «l’Europa ce lo deve lasciar fare, altrimenti interverremo da soli». Tutto quello che l’esecutivo chiede a Bruxelles è «una deroga ai vincoli che in questo momento non ci permettono di tutelare gli italiani». Non sono ovviamente mancate le critiche all’establishment europeo, da parte di Salvini, accompagnato anche dal suo capodelegazione a Bruxelles, Paolo Borchia. «Quando von der Leyen e Dombrovskis dicono ‘Sì, la situazione è negativa ma non ancora abbastanza grave per intervenire’, mi sembra che vivano su un altro pianeta. Spero che i marziani di Bruxelles si sveglino», hanno concluso. Un cambio di rotta di Meloni e Salvini, certo, c’è stato, ma ancora non è chiaro quale sia l’obiettivo che intendono raggiungere.

Christian Gaole

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