Le posizioni
Il ruggito di Papa Leone contro Trump. La tregua in Iran e lo scontro tra americani
C’è chi ha perso identità e consenso popolare cercando di ingraziarsi Donald Trump e chi, da connazionale, non esita a criticarlo in pubblico. È Papa Leone XIV che quasi un anno dopo l’avvio del suo pontificato inizia timidamente a ruggire contro il Presidente del suo Paese d’origine. Prevost non cita in modo diretta il Tycoon, pur lanciando ieri un messaggio chiaro dalla sua residenza di Castel Gandolfo ai cronisti presenti: “Come tutti sappiamo c’è stata una minaccia contro tutto il popolo dell’Iran. Questo non è accettabile, ci sono questioni di diritto internazionale, è anche una questione morale per il bene del popolo intero. Invito a pensare ai tanti innocenti, ai tanti bambini e anziani che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”. Un messaggio quasi obbligato visto che poche ore prima il Presidente USA aveva allarmato la difesa globale pronunciando la frase “Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile”.
Lo scontro tra Trump e Prevost
Solo pochi giorni fa il primo Papa americano aveva fatto sapere di aver parlato con Trump per porre fine al conflitto in Iran, mentre il Presidente sosteneva di non volere una tregua. Un confronto diretto del quale poco è stato reso noto, e che è continuato a colpi di parole davanti ai media: “Non piace a lui come non piace a me, non mi diverto”, aveva risposto Trump difendendo la sua posizione sul conflitto: “Io sono quello che ha messo fine a otto guerre, salvando milioni di persone e questa guerra è appoggiata da Dio perché non vuole vedere la gente soffrire”
Un rapporto, quello tra i due, incrinato già in partenza: prima che venisse nominato Vescovo di Roma, Prevost aveva criticato chiaramente le politiche di Trump su di immigrazione e giustizia sociale. Poi, lo scorso autunno, in occasione di alcune anticipazioni della prima intervista contenuta in una biografia scritta da Elise Allen per Penguinbook, aveva ribadito la sua “preoccupazione per alcuni eventi negli Stati Uniti”, rimarcando che “a volte le decisioni vengono prese più considerando fattori economici che quelli di dignità umana”. Con l’arrivo della tregua nella notte, Leone XIV è tornato a parlare di “un segno di viva speranza”. Resta un rapporto incrinato, con entrambe le parti in procinto di prendere una posizione netta, Roma in primis. La leggerezza della Chiesa, finora, non ha pagato.
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