Le attuali tensioni geopolitiche in Medioriente, con il blocco parziale dello Stretto di Hormuz (arteria vitale per il transito del 20% del petrolio e del GNL mondiale), com’è noto, hanno innescato uno shock dal lato dell’offerta generando rincari significativi nei prezzi di petrolio e gas. I Governi dei vari Paesi, soprattutto quelli impattati direttamente, di conseguenza, sono stati costretti a fare un esame del proprio sistema energetico e ad attuare le opportune contromisure a tutela di cittadini e imprese.

Il quadro internazionale naturalmente cambia da Paese a Paese e non tutti subiscono questa crisi allo stesso modo. Se da una parte, ad esempio, la Cina con la sua forte crescita in investimenti in energie rinnovabili negli ultimi anni, il mix energetico strutturalmente diversificato (con una componente ancora preponderante di carbone), e le sue ingenti scorte di idrocarburi non sembra subire più di tanto gli effetti di questa instabilità; dall’altra parte, ci sono Paesi come l’Italia che per la forte dipendenza dall’estero (oltre il 70% del fabbisogno energetico totale è importato) e un sistema improntato sul gas naturale risultano più vulnerabili. Ancora, ci sono Paesi come la Spagna che, con un mix energetico composto prevalentemente da energie rinnovabili (56%) e nucleare (19%), paga un prezzo marginale dell’energia tra i più bassi in Europa. Ma anche Paesi come il Giappone che, dipendendo per quasi il 90% dal greggio mediorientale, sono in seria difficoltà e stanno agendo sul rilascio delle riserve strategiche, sulla diversificazione delle forniture, e sull’accelerazione sul nucleare.

Analizzando più nello specifico il sistema energetico del nostro Paese, va sottolineato come la rete gas italiana sia considerata tra le più sicure ed estese in Europa. Con il perfezionamento della fusione per incorporazione tra Italgas e 2i Rete Gas nel 2025 è stato creato un leader europeo nella distribuzione gas (12,9 milioni di clienti serviti in Italia e in Grecia 154.000 chilometri di reti e più di 13 miliardi di metri cubi di gas distribuiti ogni anno), migliorando la sicurezza della rete grazie a maggiori investimenti in digitalizzazione e manutenzione.

L’Italia possiede una delle migliori capacità di stoccaggio gas (17 miliardi di metri cubi) in Europa, superando spesso la Germania, grazie a una vasta rete di giacimenti di gas esauriti. Questa infrastruttura geologica naturale permette di accumulare grandi riserve strategiche, garantendo circa il 27-28% della domanda invernale, con picchi che arrivano a coprire oltre il 40%. Secondo i dati di Stogit, a inizio aprile quest’anno il nostro Paese poteva contare ancora sul 43,4% rispetto alla media europea del 27,6%. Tutto questo è stato possibile, oltre che per un vantaggio geologico, anche per gli investimenti in infrastrutture (Snam negli anni ha potenziato la rete e la capacità di iniezione/erogazione), per l’aumentata capacità di gestire in modo flessibile i depositi, e per la gestione attiva delle scorte (l’Italia ha sviluppato una normativa rigorosa e incentivi per mantenere gli stoccaggi ben pieni, puntando a superare le soglie minime di sicurezza europee).

Anche il sistema elettrico risulta sicuro e moderno, dotato del PESSE (Piano di Emergenza per la Sicurezza del Sistema Elettrico), un piano “salva-blackout” che prevede distacchi selettivi e rotativi per prevenire interruzioni incontrollate su larga scala. Terna investirà 23 miliardi di euro nel decennio 2025-2034 per lo sviluppo e la modernizzazione della rete elettrica italiana, potenziando la capacità di trasporto, integrando le fonti rinnovabili, e rafforzando le interconnessioni. La crescente interconnessione europea aumenta la stabilità e i nuovi standard per le rinnovabili rendono il sistema più robusto rispetto a quello spagnolo o a quello italiano del 2003.

Alla luce di tutti questi punti di forza del nostro sistema energetico e in considerazione degli obiettivi stabiliti nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) di 131 GW al 2030 di nuova capacità rinnovabile installata (a fine 2025 la capacità rinnovabile installata è di 83,5 GW), è fondamentale per il nostro Paese lavorare su tre fronti.

  • Aumentare l’indipendenza energetica accelerando sulla produzione di energie rinnovabili, sia dal punto di vista industriale (secondo Eurostat, il 98% dei pannelli fotovoltaici in Europa sono cinesi), creando una filiera ad hoc in collaborazione con gli altri Paesi europei, che dal punto di vista normativo semplificando e velocizzando l’iter autorizzativo per l’installazione degli impianti.
  • Investire più che in nuova produzione in efficienza energetica, perché non basta consumare meno ma bisogna consumare in modo più intelligente. L’efficienza energetica e il risparmio sono più efficaci, economici, e sostenibili di qualsiasi fonte di produzione, anche rinnovabile.
  • Attuare un cambio di paradigma, come suggerisce l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), finalizzato alla riduzione dei consumi energetici, perché ridurre la domanda di energia non è solo una scelta di attenzione all’ambiente, ma una necessità geopolitica per sottrarsi ai ricatti della speculazione e garantire la resilienza del sistema Paese.

Andrea Innocenti

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