Giornalismo e informazione
Querele, riformisti e garantisti in campo, tra sei giorni l’udienza voluta da Scarpinato: sulle querele intimidatorie prosegue la mobilitazione
Mancano ormai solo sei giorni all’udienza di Napoli con cui il senatore Roberto Scarpinato porta Il Riformista alla sbarra per un articolo del 2022. Una causa che riguarda formalmente un pezzo di giornale, ma che sostanzialmente chiama in causa un principio più largo: il diritto di informare, criticare, discutere il potere senza il timore di essere schiacciati da azioni giudiziarie intimidatorie. La campagna lanciata in queste settimane dal quotidiano ha raccolto decine di attestati di solidarietà. Lettori comuni, professionisti, esponenti politici, cittadini convinti che la libertà di stampa non sia una bandiera di parte ma un presidio democratico. Alternativa Popolare, con il presidente Paolo Alli, ha voluto contribuire alle spese legali. Lo stesso ha fatto Socialdemocrazia di Umberto Costi. Contributi generosi sono arrivati anche da Margherita Boniver e da molti altri garantisti impegnati sul fronte della difesa dello Stato di diritto.
Ha espresso sostegno pieno anche Giornalisti 2.0, la sigla che riunisce migliaia di professionisti dell’informazione. Un segnale non rituale: quando si colpisce una testata, il bersaglio potenziale diventa ogni cronista.
Il sostegno prenderà ora corpo in una manifestazione nazionale a Roma, a Castro Pretorio, davanti alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il 25 aprile. L’appuntamento è promosso dal Partito Radicale. L’iniziativa di Maurizio Turco e Irene Testa ha raccolto subito adesioni nel mondo garantista, tra cui quella della Federazione Giovani Socialisti. La formula scelta è quella della maratona oratoria: interventi liberi, microfono aperto, presenza civile. Tra i partecipanti anche Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi. Un modo antico e insieme modernissimo di difendere i diritti: parlare in piazza quando altrove si prova a far tacere. Ma la mobilitazione inizierà il giorno prima. Venerdì 24 aprile, alle 14, è previsto un incontro altrettanto significativo sul fronte della battaglia per lo Stato di diritto. Qui si inserisce il ritorno pubblico di una tradizione politica che in Italia molti avevano dato frettolosamente per conclusa: quella socialista.
Alfredo Venturini, già coordinatore nazionale del Comitato Giuliano Vassalli per il Sì al referendum, rivendica il ruolo svolto dai socialisti nella campagna sulla giustizia: partecipazione, mobilitazione, presenza ideale. E ricorda una verità spesso rimossa: i socialisti italiani sono stati, per storia e cultura, tra i principali interpreti del garantismo repubblicano. Nel nome di Giuliano Vassalli, quella battaglia continua oggi con rinnovata urgenza. Non per nostalgia, ma per necessità politica. Perché il tema della giustizia giusta resta aperto: separazione delle carriere, responsabilità, equilibrio tra poteri, tutela dell’imputato, limiti all’abuso mediatico-giudiziario. Venturini usa un’immagine efficace: i socialisti come un fiume carsico. Scompaiono alla vista, ma continuano a scorrere sotto traccia, finché riemergono. È ciò che potrebbe accadere in questa primavera politica, mentre il bipolarismo appare stanco e le culture riformiste cercano nuova rappresentanza.
È questo il punto politico di fondo. La querela di Roberto Scarpinato cade in un momento in cui attorno alla libertà di stampa e al garantismo si sta ricomponendo una costellazione civile e politica ampia, trasversale, tutt’altro che marginale. A Napoli ci sarà un’aula di tribunale. A Roma ci sarà una piazza. E spesso, nelle democrazie, è la seconda a spiegare meglio della prima da che parte stia il futuro.
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