In origine, la Costituzione italiana non disciplinava un numero fisso di deputati e senatori. L’art. 56 prevedeva un deputato ogni 80.000 elettori o frazione superiore a 40.000, mentre l’art. 57 un senatore ogni 200.000 abitanti o frazione superiore a 100.000. La svolta si ebbe con la legge costituzionale n. 2/1963, approvata a larga maggioranza da tutte le forze politiche e senza referendum confermativo: i membri della Camera dei Deputati furono portati a 630 e quelli del Senato della Repubblica a 315. Per anni, tale composizione del Parlamento garantì la centralità dell’organo legislativo ed il buon funzionamento delle commissioni parlamentari, centro nevralgico dell’Assemblea. Tutto ciò in funzione di più alti ideali: rappresentanza politica, diritto di voto, democrazia. Il principio di fondo era che tutti gli italiani, di città, paesi o piccoli borghi, avessero il diritto ad eleggere un adeguato numero di rappresentanti e a partecipare così alla vita politica, sociale ed economica del Paese. Deputati e senatori, lungi dall’essere dei “farabutti”, come la vulgata popolare ama oggi affermare, garantivano la legittimità della democrazia e rappresentavano il cuore pulsante della vita collettiva.

In Parlamento confluivano istanze, bisogni e speranze dei cittadini, in nome del pluralismo culturale e politico. I partiti, formazioni sociali ove si svolge la personalità del cittadino, come recita l’art. 2 Cost., fungevano da corpi intermedi, trasmettendo agli elettori le attività delle Istituzioni. Da “mani pulite” in poi, la storia è nota. Abbattimento della classe politica, trionfo del giustizialismo ed ascesa del populismo, culminato nella nascita e nell’affermazione del Movimento 5 Stelle. L’epilogo è stata la legge costituzionale n. 1/2020, che ha ridotto il numero dei parlamentari: i deputati sono divenuti 400 ed i senatori 200. Un taglio di democrazia, in nome del risparmio di un caffè per italiano (si stimava un risparmio annuo di 57 milioni di euro, i cui effetti, peraltro, sono ancora tutti da dimostrare). Anzi, dall’ultimo bilancio del Parlamento si attesta che nessun risparmio sia stato ottenuto né alla Camera né al Senato.

Il sentimento politico è cambiato: politici ladri, istituzioni corrotte, partiti affaristi. “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno!”, gridavano i membri del Movimento 5 Stelle, salvo poi diventare il più grosso tonno della storia repubblicana. Nella scorsa legislatura hanno governato con tutti: Lega, Partito democratico (che fino a poco prima definivano il partito di Bibbiano) e Forza Italia (sì, proprio il partito del tanto vituperato Silvio Berlusconi). Sinceramente, non interessano le sorti del partito di Giuseppe Conte. Cadrà sotto il peso delle proprie contraddizioni. Eppure, i danni sulla vita delle Istituzioni sono ancora lì, presenti. Le commissioni parlamentari sono state ridotte all’osso ed i deputati sono costretti a “sdoppiarsi”, vaste aree del Paese sono largamente sotto-rappresentate ed il Parlamento funziona poco e male. Si parla, infatti, di monocameralismo alternato o di fatto: una delle due Camere discute le proposte di legge, mentre l’altra si limita ad approvarle. Con buona pace della lettera della Costituzione e della qualità dei testi legislativi.

Cosa fare allora? Quanto meno, formare e sviluppare una cultura politica. E in questo può aiutare una vera attuazione dell’art. 49 della Costituzione. Le riforme costituzionali costituiscono l’esito di un percorso, il frutto di un dibattito nella società. Il taglio del numero dei parlamentari, al contrario, ha costituito una risposta alla pancia dell’elettorato, una proposta nata dal nulla che ha condotto al nulla (anzi, al peggio).

Il referendum del 22-23 marzo

Ben evidenti le differenze con il referendum che si celebrerà il 22 e 23 marzo. Di separazione delle carriere ne discutevano già quarant’anni fa i più noti giuristi italiani. I partiti politici ne dibattevano ai congressi e nelle sezioni. In Parlamento in molti depositavano disegni di legge costituzionale. Una proposta di riforma, quella che si voterà a breve, nata da culture politiche oggi smarrite ed espressione di un Parlamento ormai svanito. Però, poco importa. Grazie al taglio del numero dei parlamentari, possiamo sorseggiare il nostro caffè, mentre la democrazia vacilla.