Quando l’editore de Il Riformista, Alfredo Romeo, mi propose di progettare e coordinare un inserto settimanale di quattro fogli, che si occupasse di temi legati alla giustizia, pensai a una boutade: faccio un altro mestiere, gli dissi, pur lusingato dalla proposta. Poi però mettemmo a fuoco l’idea: discutere di giustizia, di processi, di leggi e di codici, come non si fa di norma sulla gran parte dei quotidiani. Cioè con rigore tecnico, ma con linguaggio quanto più possibile divulgativo. Così, ho imbarcato in questo azzardo un fantastico gruppo di avvocati ed avvocate, nonché di docenti universitari di grande valore, tutti animati da una comune passione civile, e abbiamo creato PQM, acronimo di “Per Questi Motivi”, solenne ed anche un po’ inquietante incipit del dispositivo delle sentenze. Noi però non sentenziamo alcunché: cerchiamo solo di spiegare, e soprattutto di raccontare i fatti della giustizia come vorremmo che facessero tutti, ma come invece, ahinoi, fanno in pochissimi.

Di leggi e processi, infatti, sono piene le cronache, i commenti e le polemiche politiche, ma di regola difficilmente avendo letto e compreso testi e contesti. La giustizia penale è divenuta il tema forse più popolare dei nostri tempi, sicché si è diffusa la sciagurata convinzione che chiunque possa dire la sua, a prescindere dalla conoscenza e dalla comprensione tecnica di ciò di cui si parla. Impazzano retorica, speculazione politica e una singolare attitudine mistificatoria (quest’ultima addirittura accecante nella corrente campagna referendaria): occorreva perciò dare spazio ad una voce diversa. Insomma, con grande umiltà ma con determinazione, forti di una comune ispirazione liberale, abbiamo iniziato un percorso che mai avremmo pensato riuscisse ad arrivare, nientedimeno, che al suo centesimo numero. Siamo consapevoli di essere una piccola realtà, ma in questi mesi abbiamo anche felicemente scoperto – grazie a Voi, cari lettori – di essere diventati un’abitudine, piccola per carità, ma una buona abitudine per molti; e questo ci riempie di orgoglio.

Questa settimana, per esempio, mettiamo mano alla stucchevole retorica sull’oltraggio alla Costituzione che, giusto per aggiungere l’ennesima bufala alle tante propinateci senza ritegno dal fronte del NO alla riforma, viene profusa a piene mani, ora con sdegno, ora con gli occhi inumiditi dall’oltraggiato ricordo dei nostri Padri Costituenti. I quali però vollero che la Costituzione fosse forte e solida, ma modificabile, per adeguarla ai tempi che cambiano. Infatti, è stata cambiata 22 volte, senza che nessuno facesse un fiato. Obiettano però che qui si sarebbe messo mano, per la prima volta, ai rapporti tra poteri dello Stato. Ovviamente è una falsità, visto che questa riforma non coinvolge nemmeno di striscio i poteri del Governo e del Parlamento, semmai temperando questi ultimi quanto alla elezione dei membri laici del CSM, sostituita da una mera indicazione di candidati al sorteggio.

L’unica riforma costituzionale direttamente e clamorosamente incidente sugli equilibri tra poteri, in verità, è stata quella dell’art. 68, cioè l’abolizione della immunità parlamentare, anno domini 1993, cioè nell’infuriare – e dunque letteralmente sotto il diktat – di Mani Pulite. Una riforma populista, a furor di popolo e di Procure, che ha clamorosamente squilibrato, questo è certo, l’equilibrio tra poteri, ma ovviamente tutto in favore di quello giudiziario. In questo caso, le formidabili pagine vergate dai nostri Padri Costituenti a monito della indispensabile necessità di preservare l’indipendenza del potere politico da quello giudiziario, sono state mandate al macero senza battere ciglio, senza lacrime, e anzi: si fottessero i Padri Costituenti. E niente male, in questo senso, anche la dissennata e stupida riforma che ha dimezzato il numero dei parlamentari. Ma si sa: due pesi e due misure, in questo Paese, è diventata la regola. Ecco perché Vi dico: altri 100 di questi PQM! Buona lettura.

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Avvocato