Cinque mesi di arresti domiciliari, tre anni di processo, una richiesta di condanna a sei anni e infine l’assoluzione per non aver commesso il fatto. La disavventura giudiziaria di Nicola Paris, ex consigliere regionale in Calabria, è la fotocopia di molte altre. E come molte altre, anche la sua si è conclusa con l’assoluzione solo dopo un calvario personale e familiare che ne ha segnato presente e futuro. Calvario che prende le mosse la mattina del 2 agosto 2021, quando la Dda di Reggio Calabria, nell’ambito dell’inchiestaInter Nos”, esegue diverse misure cautelari ipotizzando infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti dell’Azienda sanitaria provinciale reggina.

Nove persone finiscono in carcere, sette, fra cui Paris, ai domiciliari. Eletto nel 2020 nella lista dell’Udc, poi passato al Gruppo Misto, per Paris, accusato di corruzione, la procura aveva chiesto l’arresto in carcere, ritenendo che nella sua qualità di consigliere regionale avrebbe tentato di intervenire presso il governatore facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, sollecitando il rinnovo contrattuale di un funzionario dell’Asp ritenuto asservito agli imprenditori legati ai clan che avevano sostenuto lo stesso Paris durante la campagna elettorale.
Un mese dopo l’arresto, mentre Paris si dichiara estraneo a tutto, il Tribunale del Riesame rigetta l’istanza di scarcerazione, e il 4 dicembre del 2021 la Dda reggina chiede il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare del processo è fissata per il 13 gennaio del 2022, giorno in cui il Gup ammette la costituzione di parte civile sia dell’Asp reggina che della Regione Calabria. Lo stesso giorno, però, il Riesame, accogliendo il ricorso dei legali di Paris contro il pronunciamento del Gip che aveva respinto l’istanza di rimessione in libertà, annulla l’arresto.

Paris comincia a rivedere la luce, ma è solo un’illusione. Un anno dopo, infatti, il 20 gennaio del 2022, il Gup lo manda a processo. Alla fine del dibattimento, nel marzo del 2025, la Dda reggina chiede per Paris ben 6 anni di galera. Dopo tre mesi vissuti sul crinale fra assoluzione e condanna, il 26 giugno del 2025 arriva la sentenza: Paris viene assolto dal Tribunale di Reggio Calabria per non aver commesso il fatto. Dei venti imputati, fra imprenditori e impiegati dell’Asp, i giudici ne condannano 12, escludendo per tutti l’aggravante mafiosa, e ne assolvono otto. Pochi mesi fa sono state depositate le motivazioni. Analizzando accuse, tesi difensive, testimonianze e intercettazioni, il Tribunale di Reggio Calabria giunge alla conclusione che “non vi sono prove certe della conoscenza da parte del Paris dei legami corruttivi” fra il funzionario dell’Asp e gli altri coimputati, “né tantomeno vi sono elementi che depongano nel senso della conoscenza da parte del Paris che un suo eventuale interessamento alla vicenda della proroga” del funzionario “si sarebbe inserito nel solco di un primigenio patto corruttivo”.

Per i giudici, inoltre, non vi è “alcun dato univoco idoneo a provare che il Paris avesse concretamente preso l’impegno di spendersi per il rinnovo del contratto” dello stesso funzionario, “in quanto non vi è prova che lo stesso abbia mai affrontato la questione” con Spirlì.
Da qui la conclusione dei giudici: “Pare dubbia la stessa sussistenza di un patto corruttivo in relazione al segmento di condotta a cui avrebbe preso parte il Paris, ovvero quello teso all’ottenimento della proroga”. Arresto e processo erano davvero necessari?

Luca Rocca

Autore