Il carcere indecente, 64mila detenuti per 46mila posti disponibili, 76 suicidi in un anno: indulto unica risposta immediata, altro che “cedimento Stato”

“Le carceri siano luoghi di rinascita”, così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 10 dicembre in visita al carcere di Rebibbia è tornato a dare voce alle detenute e ai detenuti nel giorno in cui si celebra in tutto il mondo l’anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani. Ancora di recente Papa Leone ha richiamato i potenti alla misericordia e rinnovato l’appello del suo predecessore per “forme di amnistia e condono della pena…” volte a favorire processi di reinserimento sociale. Non è accettabile che il carcere sia luogo nel quale la dignità delle condizioni di vita non è garantita e nel quale le persone detenute non trovano opportunità ma solo barriere. Strutture fatiscenti, sovraffollamento, esseri umani considerati come scarti sociali e quotidiana mortificazione del valore rieducativo della pena, questa la fotografia dello stato delle nostre carceri. Intanto la conta delle morti in carcere non si arresta ma non fa neppure più notizia, sono 76 le persone che si sono tolte la vita dall’inizio dell’anno.

Indulto unica risposta immediata, altro che “cedimento Stato”

E se tutti, in modo trasversale, concordano con la necessità di interventi sul carcere, le soluzioni fin qui individuate sono solo in chiave securitaria e meramente afflittiva e contrarie al senso di umanità e si accompagnano ad una visione sempre carcerocentrica della pena. L’accorato appello rivolto anche in queste ultime settimane da “diverse voci istituzionali” per l’approvazione di un provvedimento di clemenza è caduto desolatamente nel vuoto. Eppure, nelle condizioni in cui siamo, l’indulto rappresenta l’unica risposta immediata alla situazione di illegalità in cui versano le nostre carceri, altro che “cedimento dello Stato” come troppo spesso viene paventato nella narrativa populista. A cinquant’anni dalla legge di Ordinamento penitenziario ispirata a princìpi di umanità ma anche di civiltà giuridica, Governo e Parlamento interpretano una deriva contraria a quello spirito riformatore. Una soluzione razionale alle drammatiche condizioni non può certo essere quella del c.d. “piano carceri” approvato dal Governo, che ha il suo punto principale nell’aumento dei posti attraverso l’utilizzo di moduli prefabbricati.

La spinta securitaria anima anche le circolari del DAP, che tendono a restringere e a mortificare le iniziative motore del principio di rieducazione della pena – permessi, diritto allo studio, lavoro esterno – privilegiando un regime carcerario chiuso che non offre alcuna speranza. Il “nuovo corso” della dirigenza del DAP dà priorità alla sicurezza, senza la quale non ci può essere legalità e quindi trattamento, da non confondere, si è detto, con “l’intrattenimento”. E se questa è una deriva che travolge il significato del dettato costituzionale, a farne le spese sono ancor di più le persone recluse nelle sezioni di Alta Sicurezza come plasticamente rappresentato dalle indicazioni date con la circolare 27.02.2025 denominata “modalità custodiali circuito Alta Sicurezza”.

Nuove norme non ridurranno sovraffollamento

E siccome poi non c’è mai fine al peggio, che dire della legge 112/2024 che disciplina il nuovo procedimento per la liberazione anticipata? Come scrive la dott.ssa Fortuna, Magistrato di Sorveglianza di Padova, le nuove norme non solo non daranno alcun contributo per ridurre il sovraffollamento carcerario, né per rendere “più umana” la pena, come con inguaribile ottimismo auspicava il Ministro Nordio all’indomani dell’entrata in vigore delle nuove norme, ma allo stato hanno soltanto generato dubbi interpretativi e rilevanti difficoltà operative […] tanto che sono state già sollevate più questioni di legittimità costituzionale attualmente al vaglio della Corte”.

PQM questa settimana si occupa di soluzioni di prospettiva e risposte immediate per alleviare la sofferenza di chi nel carcere oggi vive quotidianamente sulla propria pelle quel “deserto affettivo”, ancor più accentuato nelle festività natalizie. Buona lettura.

PQM TORNA IN EDICOLA SABATO 17 GENNAIO 2026. AUGURI PER LE FESTIVITÀ E PER IL NUOVO ANNO DA TUTTA LA REDAZIONE!