È al centro delle polemiche quanto accaduto al campione ucraino di skeleton, Vladyslav Heraskevyc. L’atleta è stato infatti squalificato dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) dalle Olimpiadi di Milano-Cortina per la volontà di indossare, durante la gara, un casco decorato con le foto degli atleti ucraini che hanno perso la vita in guerra dopo l’invasione russa del febbraio 2022.
Dopo un lungo confronto tra le parti, infatti, la presidente del CIO Kirsty Coventry ha scelto di revocare la possibilità di gareggiare a Heraskevyc, che ha deciso di presentare ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport). Stando a quanto comunicato, tale decisione è stata presa poiché le norme vietano qualsiasi tipo di espressioni visive personalizzate che possano comprendere messaggi politici di ogni genere. Lo stesso CIO è intervenuto: “Non è il messaggio, ma la modalità”, sottolineando come Heraskevyc è stato punito non per il contenuto del messaggio, ma per il modo con il quale aveva scelto di divulgarlo.
Dure le parole del presidente ucraino Zelensky: “Lo sport non significa indifferenza e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre, non assecondare l’aggressore”. Poi il ringraziamento a Heraskevyc: “Ringrazio il nostro atleta per la sua chiara posizione. Il suo casco con i ritratti degli atleti ucraini morti è un segno di rispetto e memoria”. Zelensky chiude poi con un pensiero per le vittime: “660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia durante la guerra. Centinaia di nostri atleti non potranno più partecipare ai Giochi Olimpici né a qualsiasi altra competizione internazionale”.
Heraskevyc è tornato poi sull’episodio, pubblicando su Instagram un post: “Non ho mai voluto uno scandalo con il CIO e non l’ho creato io. L’ha creato il CIO con la sua interpretazione del regolamento, che molti considerano discriminatoria”. L’ucraino ha poi invitato il CIO a revocare il divieto e a scusarsi per la pressione che gli è stata suscitata, e a fornire generatori elettrici agli impianti sportivi ucraini che ogni giorno soffrono a causa dei bombardamenti. Infine, la stoccata: “Sono stati uccisi, ma la loro voce è cosi forte che il CIO ha paura di loro”.
Il coraggio di Heraskevyc non dovrebbe passare inosservato, un campione che in un clima di festa come quello delle Olimpiadi ha pensato alla guerra e alle vittime del suo paese. Il suo gesto merita rispetto e, soprattutto, il diritto di gareggiare come tutti gli altri. Ma per il CIO, evidentemente, la verità che questo ragazzo ha voluto mostrare a tutto il mondo non è piaciuta.
