Il discorso di Modi alla Knesset resterà scolpito nella storia

Indian Prime Minister Narendra Modi and Israel's Prime Minister Benjamin Netanyahu, addresses lawmakers in the Knesset, Israel's parliament, in Jerusalem, Wednesday, Feb. 25, 2026. (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Il discorso che il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha tenuto l’altro giorno davanti al Parlamento di Israele aveva questo di eccezionale: che era sincero. Eccezionale letteralmente: nel senso che le dimostrazioni di solidarietà e vicinanza a Israele venute nel tempo – sempre poche e sempre meno – da parte di capi di governo non ostili avevano una freddezza, un andamento routinario, una scontatezza che ne tradivano la realtà puramente protocollare. Ma quando, parlando del 7 ottobre, il leader della più popolosa democrazia del mondo ha detto agli israeliani “sentiamo il vostro dolore, condividiamo la vostra sofferenza”, chi lo ascoltava ha sentito che non era di circostanza quell’arringa pronunciata dallo statista “in nome del popolo indiano”. Ha impegnato sé stesso e tutto il proprio Paese quando ha detto che esso sta “fermamente e con convinzione” al fianco di Israele. “Ora e nel futuro”, ha aggiunto. Mai prima un altro leader – nemmeno tra quelli che si sono avvicendati al vertice di potere dello storico alleato statunitense, fino all’attuale – mai prima nessuno aveva usato argomenti e toni così netti di inequivocabile vicinanza a Israele.

Narendra Modi lo ha fatto con sprezzatura, con elegante e forte indifferenza in faccia a una comunità internazionale dove non mancano – e anzi sono maggioranza – quelli che vorrebbero disarmato, sabotato e boicottato lo Stato degli ebrei. Un andazzo rumorosamente diffuso, cui il primo ministro indiano ha opposto seraficamente il consolidamento delle relazioni commerciali e lo sviluppo delle collaborazioni economico-scientifiche tra il suo Paese e Israele.

Ma il primo ministro indiano ha anche parlato del Piano di Pace per Gaza e della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che l’ha fatto proprio lo scorso novembre, una iniziativa di cui si è detto “fermo sostenitore” anche nell’interesse effettivo del popolo palestinese. Un altro passo di distacco rispetto alle farneticazioni di tanti circa il carattere “coloniale” di quel Piano.

Passerà alla storia questo discorso di Narendra Modi, e non alla storia di Israele e dell’assemblea parlamentare che lo ha ascoltato e applaudito: passerà alla storia dei discorsi dei grandi leader che in momenti cruciali, su situazioni drammatiche e in vista di un futuro fatto di cose e non di ideologie, di prospettive di progresso possibile e non di paradisi promessi, pronunciano sinceramente parole semplici e vere. Ha mobilitato il suo inglese un po’ buffo e lo ha mandato in battaglia contro la demagogia impomatata dell’inutile ideologismo palestinista, un arnese buono a nulla e dannoso per tutti.