“Siamo indignati e condanniamo fermamente l’uccisione del nostro collega”. Era il comunicato emesso da Medici Senza Frontiere quando, nell’estate del 2024, l’esercito israeliano eliminava Fadi Al-Wadiya, un fisioterapista nei ranghi dell’organizzazione umanitaria. Israele, al tempo, denunciava che l’operatore aveva un curriculum diviso tra le cure negli ospedali di Gaza e la manifattura di ordigni.

L’altro giorno arrivava la conferma – senza che la notizia fosse smentita in modo appagante – che il “collega” di Medici senza Frontiere era appunto un terrorista, in particolare esponente del Jihad islamico palestinese. Solerti, al tempo dell’operazione israeliana, nel propalare i sensi della propria indignazione, i signori di Medici senza Frontiere non hanno finora creduto di dire una parola a proposito del figuro che stipendiavano nonostante il doppio lavoro – non propriamente commendevole – del terrorista con corpetto da operatore sanitario.

Medici Senza Frontiere, peraltro, non si limitava a impiegare e stipendiare quel terrorista (non l’unico, oltretutto), ma passava soldi alla famiglia. La quale, per carità, sarà stata certamente bisognosa di assistenza. Ma siccome c’è già l’Autorità Palestinese che remunera i familiari dei tagliagole, forse un’organizzazione umanitaria potrebbe dedicarsi con priorità alle famiglie senza “martiri” anziché contribuire al sistema di previdenza “pay for slay” (tu ammazza, che alla famiglia pensiamo noi). Dovrebbero capire – quelli di Medici senza Frontiere e l’esercito di osservatori adunato a difenderne ogni magagna – che razzolare negli ospedali dove bivaccano i terroristi e frequentare i reparti dove gli ostaggi ebrei sono assassinati con iniezioni letali espone, per così dire, a qualche conseguenza di inaffidabilità.

E se hai il “collega” che armeggia con i missili per uccidere i civili israeliani ed è in forze presso il gruppo jihadista che vuole sterminare gli ebrei, ecco, magari pieghi la schiena, chiedi perdono e non rompi le scatole se Israele ti chiede informazioni sulla gente che assoldi. Perché questo ha fatto Medici senza Frontiere quando Israele ha avuto quel capriccio incomprensibile, cioè pretendere che l’organizzazione fornisse nomi e cognomi e profilo professional-militante del personale destinato a operare in zona: si è indignata, un’altra volta, perché in quel modo Israele si rendeva responsabile del “cinico tentativo di impedire alle organizzazioni di fornire servizi in Palestina”. Dei criminali, questi israeliani. Non gli va bene nemmeno che Medici Senza Frontiere collabori con Hamas e sia approvvigionata di collaboratori del Jihad islamico.