Il Flaminio alla Lazio, ma chi paga? Lotito sbotta. Non bastano slide e video con l’AI

The Flaminio Stadium in disuse in Rome, Italy - April 11, 2024 ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse ) ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

Dopo anni di parole e mancate PEC al Comune di Roma, Claudio Lotito ha presentato martedì il suo grande progetto: acquisire e ristrutturare lo stadio Flaminio. La conferenza stampa con architetti e ingegneri doveva però essere una dimostrazione di “solidità”, è stata quasi una farsa. Alla domanda decisiva – da dove arrivano i soldi – in sala si è visto imbarazzo, e Lotito è esploso: «Ma chi è che fa questa domanda?». Poi la scorciatoia: «Lo stadio si paga da solo».

Il problema è che per rifare il Flaminio non bastano slide e video con l’AI. Lo stadio abbandonato da vent’anni è un capolavoro di Pier Luigi Nervi, bene vincolato. Qui il fattore critico è il tempo: pareri infiniti, soprintendenze retrive, accessibilità. E nei progetti a debito, perché Lotito non sembra intenzionato a metterci capitale vero, il tempo vuol dire interessi, varianti, extracosti. Con un costo stimato tra 450 e 500 milioni, e con un 20 per cento di aumento considerato fisiologico, la domanda sorge spontanea: chi paga? Se la risposta è “si vedrà”, paga la squadra.

La Lazio incassa da stadio 22,9 milioni nel 2024/25, contro 27,7 l’anno precedente con la Champions: gli incassi al botteghino oscillano molto. Lotito parla di un extra di 30 milioni l’anno tra biglietteria e naming rights, ma sono flussi futuri: con un costo del capitale, 7 o 8 per cento, 30 milioni per 15 anni valgono circa 260, 270 milioni. Non bastano per coprire 450, 500. Per rientrare in 15 anni servirebbero flussi netti annui intorno a 50, 60 milioni.

Eppure il Flaminio va fatto: serve prima di tutto a Roma, che si vede riqualificare un monumento che cade a pezzi senza soldi pubblici. Su questo Lotito oggi ha appoggi larghi, Comune (con il romanista Gualtieri pronto a festeggiare), Regione, governo, e un ruolo che conta, da vicepresidente della Commissione Bilancio al Senato. Ma la sua stella si sta offuscando. Soprattutto, sta crollando il consenso, e persino i maggiorenti di Forza Italia e non solo lo stanno notando. Olimpico svuotato con immagini che hanno fatto il giro del mondo, trentamila abbonati disposti a rinunciare a quanto pagato.

La protesta ormai pesa in politica: social di Forza Italia e anche di governo pieni di attacchi e minacce di mancato voto, persino sul referendum giustizia di marzo (su cui Lotito non ha ancora proferito parola), dove anche 10mila schede possono contare. E secondo persone informate direttamente da Forza Italia romana, qualcuno avrebbe chiesto a un istituto di sondaggi di misurare l’impatto negativo di una ricandidatura di Lotito, pur essendo eletto in Molise: sondaggio aperto fino all’estate. Se l’ombrello politico per Lotito si chiude, tutto il resto diventa più rischioso.

A questo punto Lotito è a un bivio: vendere, con la Lazio valutata circa 550 milioni secondo KPMG, dopo aver investito poco più di 20 milioni nel 2004; oppure restare e intestarsi stadio e guerra, rischiando di rivivere una scena tipo Salernitana, ceduta di corsa a Iervolino per 10 milioni quando ne valeva almeno 60. Il Flaminio è un’idea giusta, anche se per anni Lotito ha ridicolizzato chi gliela proponeva. Ma l’idea non basta. Roma merita il Flaminio. La Lazio merita uno stadio. Il dubbio, ormai, è se Lotito meriti ancora la Lazio.