"Si applichi l’articolo 120"
Il grido di Benedetto e Calenda: “Commissariare la Sicilia. Milioni di cittadini abbandonati”
Dissesto, strade, acquedotti, sanità pubblica lasciare milioni di siciliani in queste condizioni non è rispetto dell’autonomia
Raggiungiamo al telefono il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, siciliano di Messina, mentre si trova da tutt’altra parte, tra Manchester e Londra. Incontra le comunità italiane degli expats per chiedere di votare Sì al Referendum sulla giustizia. Parallelamente, la Fondazione Einaudi e Azione stanno raccogliendo le firme, da mesi, per chiedere al Governo il commissariamento della Regione Sicilia.
Presidente Benedetto, il dissesto di Niscemi è incredibile: che cosa ha portato a uno sfacelo così evidente?
«Niscemi cade a pezzi, ma è la cronaca di una fine annunciata. È il risultato di decenni di incuria, mancata manutenzione, mancata osservanza delle regole e totale assenza di interventi. Non è un caso isolato: è il sintomo di una Sicilia che si sta frantumando da anni sotto il peso delle proprie omissioni».
Perché lei e Carlo Calenda avete chiesto il commissariamento urgente della Regione Sicilia?
«Quando abbiamo chiesto il commissariamento eravamo perfettamente consapevoli della situazione e di ciò che domandavamo. La Sicilia è al collasso: emergenze idrogeologiche, urbanistiche, sanitarie, infrastrutture inesistenti, burocrazie paralizzate. Non è un episodio isolato: è la cronaca di una fine annunciata».
Lei parla di un declino strutturale. Dove vede oggi le criticità più gravi?
«La Sicilia vive emergenze ovunque: ospedali in disfacimento, liste d’attesa interminabili, trasporti locali fatiscenti, interi comuni senz’acqua potabile regolare, sistemi di raccolta rifiuti inefficienti e una rete stradale degradata. In più, meno di una persona su due in età da lavoro è occupata, e i giovani che né studiano né lavorano sono la percentuale più alta d’Italia. Quanto al dissesto idrogeologico, le immagini di Niscemi parlano chiaro».
Sulle infrastrutture sembra che il Pnrr non abbia ancora portato a niente. Perché?
«Basta scendere a Messina e percorrere lo Stretto, o l’autostrada Messina-Palermo: da decenni è a senso unico per lunghi tratti, franata, puntellata, abbandonata. E allora ci si chiede cosa faccia il Consorzio Autostrade Siciliane. È un disastro che si ripete da anni. Non interviene nessuno, né Stato né Regione».
L’emergenza idrica è una delle criticità più simboliche?
«Sì perché la Sicilia è letteralmente su un lago di acqua dolce e non dovrebbe avere alcun problema. Ma le tubature disperdono il 70-80% dell’acqua. È l’emblema dell’incuria, della mancata manutenzione e dell’assenza totale di interventi strutturali».
Come interverrebbe?
«C’è un problema culturale prima ancora che amministrativo. La Sicilia è stata descritta lucidamente da Sciascia: una burocrazia che non funziona più, figure come i “camminatori” dell’Assemblea regionale che incarnano una cultura dell’inefficienza. Dove alligna il brutto, alligna la mafia: cumuli di rifiuti, palazzine orrende, territori saccheggiati. La cultura e il civismo vanno cambiati a partire dai giovani».
Le responsabilità di chi sono
«Sono responsabilità colossali della Regione. E non è questione di destra o sinistra: i governi si sono alternati, ma il risultato è identico. La macchina burocratica siciliana non funziona più. Siamo davanti a un fallimento complessivo della classe dirigente, incapace di garantire diritti essenziali».
Il regionalismo italiano, secondo lei, è arrivato al capolinea?
«Le Regioni come sono non reggono più. Si sono volute occupare di tutto senza occuparsi di nulla. Abbiamo venti microsistemi sanitari che hanno distrutto il Servizio sanitario nazionale. Pensare che le Regioni possano affrontare temi come l’energia è follia: la politica energetica non può che essere europea e quindi statale. O siamo Italia, o siamo Europa, oppure non siamo».
Cosa può fare ora lo Stato secondo la Costituzione?
«L’articolo 120 dice che lo Stato deve intervenire quando c’è un grave pericolo per la sicurezza pubblica o per garantire i livelli essenziali delle prestazioni. E la Corte Costituzionale ha chiarito che questo vale anche per le Regioni a statuto speciale. Oggi la Sicilia non garantisce più diritti fondamentali: per questo chiediamo l’intervento sostitutivo dello Stato, fino allo scioglimento del Consiglio regionale e alla rimozione del Presidente in caso di gravi violazioni. Non è rispetto dell’autonomia lasciar marcire milioni di cittadini. È abbandono. E noi questo lo rifiutiamo».
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