A pochi giorni dall’uscita, il nuovo libro postumo di Charlie Kirk va a ruba. Le librerie americane e l’immancabile Amazon hanno venduto, solo nelle prime ore, decine di migliaia di copie di “Stop, in the name of God: why honoring the Sabbath will transform Your Life”.
Un tema “inconsueto”, non solo per l’attivista divenuto ormai un simbolo per la destra americana e quasi un profeta per molti come lui, giovani e no, che si riconoscono nei suoi valori.
Non ci si aspettava proprio che un fervente cristiano evangelista come era Kirk dedicasse un’opera, che è quasi un testamento spirituale, alla celebrazione dello Shabbat, un rito che è al cuore della tradizione ebraica. Ma il giovane “predicatore” repubblicano ci aveva abituato a prese di posizione fuori dall’ordinario, e a una capacità di sorprendere gli avversari che tendevano a incasellarlo in un’icona cristallizzata. Che si apprezzino o meno le sue idee, è un fatto che Kirk aveva una spontaneità e una curiosità non ideologica e il coraggio di metterci la faccia. Questo libro dunque non fa eccezione. A dire il vero, a detta della moglie Erika, che ha curato la prefazione, era da tempo che il marito rispettava il sabato come giorno di pausa e come tempo dedicato alla spiritualità. Una pratica antica che denota anche come il mondo religioso americano sia più poroso e meno compartimentato di quanto lo si possa immaginare da questa parte dell’Oceano.
Del resto, il “melting pot” è esattamente la caratteristica che ha reso grande e viva la nazione americana ed è altrettanto un fatto che gli USA ospitano la comunità ebraica più grande del mondo fuori da Israele. Non c’è da stupirsi dunque se un uomo come Kirk, attento alla ricerca dei propri profondi valori, avesse trovato una certa assonanza con questo tipo di spiritualità che appartiene peraltro alle radici identitarie di tutto l’Occidente. Ed è però proprio su questo punto che può consumarsi un grave strappo politico e culturale tra le diverse “anime” del mondo repubblicano a stelle e strisce. Una tensione che non riguarda solo Israele ma che emerge in modo carsico tra l’anima più tradizionale del GOP e la spinta identitaria più radicale di un certo mondo MAGA.

Due mesi fa persino Kevin Roberts, direttore della storica, istituzionale ed equilibrata Heritage Foundation, ha ceduto al fascino di Fuentes e difeso la scelta di Carlson di intervistarlo nonostante le sue “boutade” su Hitler e il nazismo. Ora questo libro di Kirk, proprio per ciò che il suo personaggio rappresenta, rischia di ridare fuoco alla brace che brucia nella pancia del GOP. Di certo è un ulteriore grattacapo per il presidente Trump che, in calo nei sondaggi, si troverebbe a gestire una crisi i cui esiti non sono per nulla scontati.
