Pioggia, pioggia e ancora pioggia. Il maltempo non vuole proprio lasciare il Bel Paese. Nelle ultime settimane l’Italia sembra piano piano sgretolarsi, sempre più eventi naturali stanno mettendo a dura prova il territorio italiano. Le foto e i video della frana che ha interessato Niscemi sono ancora vive nell’immaginario comune, un’emergenza che ha costretto 1500 persone ad abbandonare le proprie case. Dopo 30 anni, la storia si ripete e questa volta non ha insegnato nulla, nel 1997 migliaia di persone furono sfollate dalle proprie abitazioni. Il territorio su cui sorge il comune italiano è composto da strati di argilla e sabbia, che durante il periodo di piogge più intense, tendono a creare fenomeni di dissesto idrogeologico. Fortunatamente, l’intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile ha fatto si che questa frana non si trasformasse in strage. Questa mattina la premier Giorgia Meloni, dopo la visita del 28 gennaio scorso, si è recata nuovamente a Niscemi, annunciando che verranno stanziati 150 milioni di euro e la nomina di un Commissario straordinario, Fabio Ciciliano. Alla Meloni è stata mostrata la croce in pietra, diventata il simbolo di speranza e resistenza di un’intera comunità, recuperata ieri dal Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza della Polizia di Stato, dopo che i continui movimenti della frana l’aveva trascinata giù nel baratro.

Nell’ultime ore anche Villa Adriana a Tivoli, una delle più grandi e celebri ville di epoca romana, ha subito i danni del maltempo. Dalle prime ricostruzioni l’accumulo di acque piovane avrebbe provocato il crollo. Stessa sorte è toccata al Castello di Fabbro, in provincia di Terni, il crollo parziale delle mura ha lasciato alcune abitazioni senza energia elettrica. In entrambi i crolli fortunatamente non si contano vittime.
Il giorno dopo San Valentino, la festa degli innamorati, crolla uno dei simboli che da sempre ha contraddistinto la costa salentina, l’arco dei faraglioni di Sant’Andrea, a Melendugno, conosciuto come l’arco dell’amore. Il crollo è da imputare alla morsa di maltempo che sta mettendo a dura prova tutta la penisola. Le piogge e le mareggiate hanno completato quel processo di erosione costiera che da anni si abbatte sulle coste del Salento. “Il crollo dell’arco di Sant’Andrea solleva preoccupazioni sia per la sicurezza che per la conservazione dell’ambiente”, dichiara in una nota il Presidente dell’ordine dei geologi della Puglia, Giovanni Caputo. La costa salentina da diversi anni è interessata da fenomeni di erosione, ma si cerca di prevenire sempre meno danni come quello accaduto pochi giorni fa. I geologi lanciano l’allarme cercando di mettere l’attenzione su due argomenti chiave: la prevenzione ma soprattutto sensibilizzare la popolazione. È lo stesso Caputo ad affermare che “è fondamentale non soltanto la stabilizzazione della costa ma anche promuovere campagne di educazione per sensibilizzare la popolazione e i visitatori sulla fragilità dell’ecosistema costiero”.

Da diversi giorni anche la Calabria è in ginocchio a causa dal maltempo, che ha investito gran parte della regione, provocando l’esondazione del fiume Crati nella zona dei Laghi di Sibari. Gli abitanti di quelle zone sono stati evacuati dai Vigili del Fuoco, dopo gli allagamenti di diverse abitazioni. La Protezione Civile regionale alza ad arancione l’allerta meteo con possibili fenomeni temporaleschi che potrebbero sfociare in nubifragi ed esondazioni. Dopo giorni di intense piogge sul territorio Cosentino, il fiume ha rotto gli argini colpendo un territorio già fragile dal punto di vista idrogeologico. I danni sono ingenti, oltre 3.000 ettari sono stati devastati in tutta la Calabria, 900 di essi, nei pressi dell’esondazione del fiume sono completamente sommersi. Coldiretti lancia l’allarme: “Interi appezzamenti sommersi con colture completamente inondate e terreni resi impraticabili, allevamenti evacuati”. I danni non si limitano solo alle zone limitrofe all’esondazione ma si estendono per tutta la regione. Il Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, questa mattina durante il suo intervento alla mobilitazione a Bologna ha dichiarato che “dinnanzi ai sempre più gravi effetti del maltempo e dei cambiamenti climatici serve una svolta per aumentare le risorse destinate agli strumenti assicurativi”.

L’Italia da sempre è un paese che ha un alto rischio di frane, spesso dovuti a fattori naturali e umani. Il cambiamento climatico sta influenzando sempre di più questi fenomeni, con il rischio di frane che vengono associate alle alluvioni, come ricordava Erasmo D’Angelis in una recente intervista al Riformista. L’uomo, ci mette sempre del suo, costruendo in zone ad alto rischio idrogeologico, questo viene attestato dall’alzamento del tasso di abusi edilizi.
Per contrastare questi fenomeni, sempre più frequenti e sempre più devastanti, la tecnologia può giocare un ruolo importante in questo scacchiere. “Le tecnologie oggi garantiscono la massima sicurezza possibile contro ogni rischio sismico, idrogeologico”, queste le parole di D’Angelis. Il progetto di Missione Italia Sicura aveva come obiettivo quello di rendere il territorio italiano più sicuro sotto il punto di vista idrogeologico, investendo di più all’inizio ma evitando di spendere miliardi di euro in riparazioni e ricostruzioni.

Nicola De Angelis

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