Cogliere gli stimoli positivi e le opportunità offerte all’Europa e, in particolare all’Italia, dalla presidenza proattiva di Donald Trump. È questo l’invito che emerge da un lavoro sulla dottrina Donroe, pubblicato da vari istituti internazionali, a cura di Luca Alfredo Lanzalone, avvocato e manager, che parla esplicitamente di fare ricorso a “capitali, know-how, tecnologia e intelligence statunitense per ristrutturare i sistemi produttivi europei così da superare la fase di frammentazione dei mercati globali”.
“È un momento fluido – riflette Lanzalone, che si divide tra Milano, Genova e Miami, ma anche Polonia dove sta curando progetti di interconnessione energetica – e la presidenza Trump sta agendo, sia sul versante economico, sia su quello geopolitico, per ripristinare il primato nordamericano. Ciò significa che si può fare molto, se siamo capaci di leggere la fase ed essere interlocutori credibili ed affidabili. In un certo senso, possiamo rimediare alcuni nostri errori del passato, scelte sbagliate che ci continuano a condizionare – aggiunge Lanzalone -. Purtroppo, le alte sfere europee hanno impostato i rapporti in modo puramente conflittuale fino ad oggi, con magri risultati, vedasi l’invio e il ritiro delle ‘sentinelle’ in Groenlandia”.
E a proposito di Groenlandia: “Gli Stati Uniti hanno una nitida definizione dei propri interessi consolidati, messi nero su bianco da Monroe, con le dovute migliorie a seconda dei momenti storici. Non possono permettersi interferenze minime altrui, consolidano la loro guida di questo blocco panamericano, esteso da Groenlandia e Canada fino all’Argentina”. “Credo che, da europei, abbiamo delle difficoltà – racconta – nel capire gli Stati Uniti, nel profondo, e dunque le necessità che Trump incorpora, rappresenta e legittima; uno sforzo va fatto, perché le opportunità, in termini di crescita e anche di pace, possono essere infinite”.
“Allo stesso tempo, come è stato giustamente notato, occorre ricostruire il terreno per un dialogo costruttivo con Mosca, anche se le relazioni sono al minimo storico. D’altro canto, anche per la Russia la sponda europea è indispensabile, ma ciò, come si legge nella National Security Strategy, è un obiettivo degli americani stessi, che hanno chiaro di non potersi permettere un’Europa troppo debole ma anche una Russia troppo dipendente dalla Cina. Anche questo noi italiani lo avevamo capito per tempo”.
