Dove l’unilateralismo è un’illusione (che ha ingannato anche l’Italia)
Il nuovo disordine commerciale, dalla crisi dell’OMC agli accordi europei con Mercosur e India fino alla tassa italiana sui pacchi extra-UE
Ecco perché, in un quadro economico diviso, servono regole comuni e coordinate, non iniziative isolate
Sin dai primi atti della Presidenza Trump era apparso in tutta evidenza l’effetto dirompente che essa avrebbe avuto sul sistema delle relazioni internazionali, sebbene non nei modi e nelle dimensioni che ha poi assunto. Il tramonto del vecchio ordine internazionale è ora sotto i nostri occhi e non serve rimpiangerlo, lo ha ben ricordato a Davos il Primo Ministro canadese Carney.
Ci si può semmai interrogare su quanto di positivo sia possibile estrapolare dalle azioni intraprese dal Presidente americano. È il caso ad esempio del commercio internazionale, che presentava molte falle già prima di subire l’impatto della nuova postura americana. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) era di fatto paralizzata a causa del blocco dell’organo di appello, un’azione intrapresa dalla prima Presidenza Trump e confermata dall’Amministrazione Biden. L’organizzazione è ora di fronte ad una sfida esistenziale se vuole rimettersi in moto e sopravvivere nella nuova realtà del Commercio internazionale. Lo riconosce la stessa Direttrice Generale Ngozi Okonjo-Iweala la quale in una recente intervista al Corriere della Sera ha invocato un processo che parta da una profonda riforma della governance dell’OMC. Su un altro piano, la sopraggiunta imprevedibilità nei rapporti con gli USA ha spinto le altre maggiori economie a concludere accordi bilaterali di libero scambio dopo anni di stasi. Ne sono un esempio le intese finalizzate dall’Unione europea rispettivamente con Mercosur e India, sbloccando negoziati che andavano avanti da decenni. Non è stata inerte la Cina che nelle scorse settimane ha siglato una partnership strategica con il Canada ed ha ospitato il Primo Ministro britannico, interrompendo un’assenza che durava dal 2018.
Se uno degli scopi della Presidenza Trump era la frammentazione del commercio internazionale per isolare la Cina e trarne benefici in negoziati puramente bilaterali, si può concludere che l’effetto è stato l’opposto. In altre parole, il regime internazionale che ha finora regolato gli scambi commerciali va certamente riformato ma non può essere smantellato. La stessa amministrazione americana sembra rendersene conto. Un segnale importante è la proposta di un accordo plurilaterale sui minerali critici, lanciata la settimana scorsa in una riunione a Washington cui hanno partecipato 55 Paesi. Da parte italiana era presente il Ministro Tajani. In questo contesto si colloca anche una decisione apparentemente minore. Si tratta della scelta compiuta dall’Italia, unica tra i Paesi UE, di introdurre una tassa sui pacchi extra-UE di valore inferiore ai 150 euro. Una misura promossa da buoni intenti e da esigenze di per sé comprensibili, volta alla tutela di uno specifico settore industriale e a un incremento del gettito fiscale, stimato in oltre 120 milioni di euro annui.
Proprio il carattere unilaterale dell’intervento, tuttavia, ne ha compromesso l’efficacia, finendo per farlo apparire come un vero e proprio dazio. Sul versante economico, infatti, si sono registrati effetti ben diversi da quelli auspicati. Dall’entrata in vigore, lo scorso 1° gennaio, ne è derivata una deviazione dei flussi verso altri porti europei, da cui i pacchi vengono poi inoltrati in Italia. Un danno per il nostro settore della logistica, come denunciato dalle associazioni di categoria, mentre ad avvantaggiarsene sono stati alcuni partner europei. Un ulteriore fatto che conferma come iniziative isolate, in un contesto europeo e internazionale che richiede risposte coordinate, rischino di produrre effetti controproducenti. Non sorprende, in questo quadro, che il governo stia ora valutando un riallineamento temporale della misura, in attesa dell’introduzione dal prossimo mese di luglio di un dazio doganale sui pacchi in questione per tutti i Paesi membri dell’Unione europea.
© Riproduzione riservata





