Il Pd vuole dare lezioni persino a Mattarella. La superiore sapienza di Debora Serracchiani

«Tantum possumus quantum scimus», scriveva Francesco Bacone: possiamo solo quanto sappiamo. Per Debora Serracchiani, evidentemente, il quantum è considerevole. Il momento della rivelazione è arrivato sabato 8 febbraio, quando Mattarella ha firmato il decreto sul quesito referendario definendolo «giuridicamente ineccepibile». Ineccepibile. Nel lessico presidenziale, parola che chiude discussioni. Ma Serracchiani ha sentito il dovere di intervenire con superiore sapienza. «La solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa», ha tuonato la responsabile Giustizia del Pd. L’indignazione di fronte a un governo che fa ciò che Mattarella ha ritenuto conforme al diritto.

Criticare il governo è legittimo. Ma quando il Presidente si esprime con tale nettezza, forse bisognerebbe fermarsi. Chiedersi se la propria lettura sia così superiore da contraddire il Quirinale. Serracchiani invece non dubita. Il governo ha «forzato», «calpestato le istituzioni». Mentre Mattarella firmava sereno, ignaro di partecipare a un golpe. Paradossale: da un lato il garante che certifica la correttezza; dall’altro la responsabile Pd che denuncia prevaricazione autoritaria.

Se il governo avesse agito con «tracotante arroganza», Mattarella avrebbe firmato? O la lettura è condizionata dalla campagna in salita? Il sospetto è che si confonda merito politico e legittimità. Linguaggio dell’emergenza per nascondere il disagio di una battaglia difficile. Il governo ha seguito procedura ineccepibile per il Quirinale. Si può criticare la riforma. Ma denunciare «arroganza» per aver fatto ciò che il Presidente giudica corretto è eccessivo. Nel teatrino referendario ogni occasione vale per anatemi. Anche quando certifica il Capo dello Stato. Per alcuni, nemmeno Mattarella basta.