"Torniamo a un clima di confronto sereno"
Il presidente degli avvocati Greco: “Anm come partito politico. Dubbi su quei soldi ai magistrati. Gratteri? I condannati perdono il diritto al voto…”
La campagna referendaria entra nel vivo tra mille tensioni. Il Consiglio Nazionale Forense è incredulo, stupefatto. E molto contrariato dal clima avvelenato creato dalle Procure. Il Cnf rappresenta l’avvocatura e parla per voce del suo Presidente, l’avvocato palermitano Francesco Greco.
Presidente Greco, partiamo dal gesto del Capo dello Stato: quale segnale dà il Presidente della Repubblica presentandosi, diciamo, a sorpresa al Csm?
«Penso che il Presidente della Repubblica sia andato al CSM per stimolare un abbassamento dei toni. L’Avvocatura non ha affatto alzato i toni, e infatti non abbiamo ricevuto analogo invito. All’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione e al Consiglio di Stato, alla presenza del Capo dello Stato, non ho affrontato il tema della separazione delle carriere, pur essendo un sostenitore del sì, perché in quei contesti istituzionali non si fa politica. Nelle aule di giustizia si parla di diritti, non di campagne referendarie».
Lei ha parlato di politica che entra nei tribunali: cosa non la convince dei comitati per il No costituiti dentro i palazzi di giustizia?
«Suona male che i comitati per il No siano stati costituiti dentro i tribunali. In Cassazione e in molti distretti di Corte d’Appello è accaduto questo. Ho saputo di un collega cui è stato negato un convegno per il sì perché non si può fare politica in tribunale, ma nello stesso tribunale esiste un comitato per il No. È una contraddizione evidente. I tribunali non possono essere occupati dalla politica».
Lei ha usato un paragone forte con le caserme. Perché?
«Se domani una legge riguardasse la carriera dei militari e i militari costituissero comitati per il No dentro le caserme, si griderebbe al colpo di Stato. Si direbbe che occupano le caserme. Io chiedo solo coerenza. Lasciamo fuori la politica dai tribunali».
Lei sostiene il sì, ma dice che l’Avvocatura non ha fatto comitati. È una scelta precisa?
«Assolutamente sì. Il CNF non ha costituito né aderito a comitati per il sì, lasciando liberi i singoli consiglieri a fare le scelte che ritenessero. I nostri convegni hanno sempre ospitato rappresentanti di entrambe le posizioni. Ma sono pronto a dire: interrompiamo pure gli incontri nei tribunali, anche quelli equilibrati. Portiamoli fuori. Nei tribunali si decide la vita delle persone».
Lei ha detto che bisognerebbe separare le carriere dei giudici da quella di chi fa politica. È una critica diretta all’ANM?
«Sì, perché ormai l’ANM si muove come un partito politico. Al presidente Parodi in un confronto pubblico televisivo ho detto: avete lanciato una campagna d’odio e di disinformazione. È grave che un’associazione di magistrati diffonda notizie non vere, come l’idea che si voglia sottomettere il CSM alla politica».
Ma oggi il CSM non è già in parte espressione della politica?
«Su 24 componenti, 8 sono eletti nominati dal Parlamento. I vicepresidenti recenti provenivano da esperienze politiche. E i 16 togati sono espressione di correnti che si comportano come partiti. Quando finiscono la carriera in magistratura, spesso i più noti vengono candidati nei partiti di riferimento. Questa è la realtà».
Lei parla di confusione tra potere giudiziario e potere della magistratura. Cosa intende?
«Nella tripartizione dei poteri esiste il potere giudiziario. La magistratura esercita quel potere, ma non coincide con esso. Si è verificata un’appropriazione indebita del potere giudiziario da parte dell’Anm, anche per la debolezza della politica. Questo consente oggi una contrapposizione permanente».
Un capitolo delicato riguarda le dichiarazioni del procuratore Gratteri sui sostenitori del sì. Come le ha vissute?
«Speravo fosse una fake news. Invece ha ribadito. Dire che tra chi vota sì ci sono mafiosi significa fare una campagna d’odio. È una generalizzazione inaccettabile. Li ha per caso interrogati, quei mafiosi che voterebbero Sì? Che poi a dirla tutta, i condannati che perdono il diritto di voto non parteciperanno al referendum, Gratteri dovrebbe saperlo: i diritti civili non si misurano con il voto referendario».
Gratteri ha anche criticato il sorteggio per il CSM definendolo pilotato. Lei cosa risponde?
«Non so dove abbia letto che sarà pilotato. I requisiti oggi sono anzianità e titoli. Gli avvocati con oltre 15 anni di iscrizione sono 145 mila. Parlare di bacino ristretto è semplicemente falso».
Presidente, i cittadini sentono l’esigenza di una riforma della giustizia?
«Chi ha avuto a che fare con la giustizia sa che il sistema non funziona e va cambiato. Chi non è mai entrato in un tribunale è agnostico, non percepisce il problema. Ma chi ha vissuto un processo civile o penale conosce le inefficienze».
Veniamo al nodo dei finanziamenti ai comitati dell’ANM: quali interrogativi pone?
«Mi stupisce che non si sia posto il problema. Chiunque può finanziare? Anche un indagato? Se un finanziatore domani è parte in causa, il magistrato dovrà verificare l’elenco per astenersi? È un tema delicatissimo di opportunità e trasparenza».
Si può arrivare a parlare di conflitto di interessi o di ricusazione?
«Le cause di ricusazione sono previste dalla legge. La più assimilabile è la grave inimicizia. Una campagna d’odio potrebbe far sorgere problemi. Il rischio è che la giustizia esca massacrata, qualunque sia l’esito del referendum».
Che clima teme nei tribunali dopo il voto?
«Temo un clima di contrapposizione permanente. Nei tribunali si decide la vita delle persone, i loro diritti, i loro sogni. Non possiamo permettere che quel luogo sia carico di odio».
Qual è allora il suo appello finale?
«Abbassiamo i toni. Siamo avversari, non nemici. In udienza ci scontriamo, poi ci salutiamo. È questo il clima giusto. Il rispetto delle opinioni altrui è la base della democrazia. E nei tribunali deve restare solo la giustizia».
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