Il ruggito di Milei salva l’Argentina dal baratro

Argentina's President Javier Milei, left, accompanied by General Secretary of the Presidency Karina Milei wave to supporters after winning in legislative midterm elections in Buenos Aires, Argentina, Sunday, Oct. 26, 2025. (AP Photo/Rodrigo Abd) Associated Press/LaPresse

Lo avevano dato già per morto e da giorni lucidavano le fanfare per annunciarne urbi et orbi l’inizio della fine. Ma Javier Milei – a due anni dalla conquista della Casa Rosada – ha nuovamente sorpreso tutti, vincendo contro ogni pronostico le elezioni di medio termine per il rinnovo parziale del Congresso argentino, in cui – per lo meno fino ad oggi – il partito del presidente “La Libertad Avanza” si trovava in netta minoranza, trovandosi costretto a condizionarne l’azione politica e costringendolo ad attuare i punti del suo programma prevalentemente attraverso decreti d’urgenza, e limitando di molto l’utilizzo della celeberrima motosega, simbolo iconografico di una presidenza ultraliberista nata con l’obiettivo dichiarato di demolire lo statalismo al grido di battaglia “Afuera!”.

Argentina, il problema della spesa pubblica

Perché in fondo Milei rappresenta si il campione del capitalismo, l’outsider che sbaraglia un sistema politico incancrenito e cristallizzato da decenni sull’alternanza tra peronismo di destra e peronismo di sinistra. Ma prima di tutto ha avuto il coraggio di mettere sotto accusa il vero, endemico problema argentino – quello della spesa pubblica incontrollata – e dell’inflazione galoppante, che si attestava sul 30% mensile alla vigilia del suo insediamento, aveva provocato la fuga dal peso e la corsa al mercato nero del dollaro, e oggi si è attestata al 2,1%. L’Argentina ereditata da Milei era un paese fallito e in macerie, in cui, per usare il più dolce degli eufemismi, la classe politica era incapace di proporre una qualsiasi soluzione, essendo essa stessa artefice del disastro economico e politico vissuto dal paese.

I risultati

Su Milei si è detto e scritto di tutto, a partire dal soprannome “El loco” che impazzava sui giornali nostrani, ripetuto come un mantra dai soliti benpensanti per i quali l’economista argentino rappresentava un incubo più che ricorrente. E non ci sono dubbi che lo stile e i toni di Milei, osservati con occhi europei, possono spesso apparire folcloristici persino al più radicale dei Maga, ma la realtà è che qualunque discorso sull’azione del presidente argentino non può non tener conto degli importanti risultati ottenuti sul piano economico, della riacquisita fiducia sui mercati, di una soglia di povertà che continua a scendere e di un consenso che a quanto pare, e come spesso succede, i sondaggi non sono stati in grado di cogliere. Molti dei coriacei nemici di Milei, già pronti a decretarne la fine, ora si chiederanno smarriti il perché di questo risultato, e costruiranno teoremi su quanto l’iniziativa di Donald Trump alla vigilia del voto sia stato l’elemento determinante della sorprendente rimonta.

Oltre Milei c’era e c’è il baratro

Dimenticando che il motivo per cui l’Argentina continua a scegliere Milei, è lo stesso che lo ha condotto al governo: perché oltre Milei c’era e c’è il baratro. Milei ha proposto una soluzione, una strada e una speranza ad un Paese che, al netto delle sue grandi potenzialità, è sopravvissuto per decenni pensando di essere destinato al fallimento, e forse oggi, per la prima volta sull’onda di un rinato ottimismo liberista, sente il profumo della dignità, che è l’essenza primaria della ogni principio di libertà