Il Veneto in numeri: una regione solida ma sotto pressione. Massimi storici per l’oro, i dazi americani mordono

C’è un filo che attraversa gli articoli di questo numero e lega i destini dell’oreficeria vicentina alle sfide più ampie della manifattura regionale, fino all’emergere di un nuovo percorso politico che anche sul territorio veneto muove passi convinti. È il filo di una domanda che sale dal tessuto produttivo e attende risposte all’altezza: quale politica industriale per un Veneto che vuole restare protagonista?

I numeri raccontano una regione solida ma sotto pressione. L’export orafo vicentino tiene, eppure il comparto nazionale segna un -15% dopo un triennio di crescita. L’oro tocca cinquanta massimi storici in un anno, i dazi americani mordono, la Turchia alza barriere, il ricambio generazionale langue. Non sono criticità congiunturali: sono segnali di una trasformazione strutturale che esige visione strategica, non propaganda.

Il Veneto produce il 9,3% del PIL nazionale, esporta per il 42% del proprio prodotto, vanta un tasso di disoccupazione al 3%. Eppure questa forza rischia di consumarsi se manca una politica capace di accompagnare la transizione digitale, sostenere l’aggregazione d’impresa, formare le competenze di domani. Servono interlocutori credibili, non tribuni da comizio. Che da Vicenza nasca un cantiere riformista regionale, caratterizzato anche da una attitudine particolare ad innovazione e manifattura è, in questo senso, un segnale da registrare. La “fabbrica veneta” chiede politica. Sta alla politica dimostrare di meritare questa domanda e darle risposta.