Il video di Alessandro Barbero sul referendum, dalla storia alla fantastoria: il film immaginario di chi propaganda il No

Apertura 9a edizione di Biennale Democrazia dal titolo "Guerra e pace", incontro "Come finiscono le guerre" con Alessandro Barbero in dialogo con Manuela Ceretta Nella foto: Alessandro Barbero - Mercoledì, Marzo 26, 2025. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse) Biennial Democracy 9th edition opening called “War and Peace,” talk “How Wars End” with Alessandro Barbero in dialogue with Manuela Ceretta - Wednesday, March 26, 2025. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

I temi del referendum costituzionale non sono e non devono essere di esclusiva competenza di magistrati, avvocati e giuristi. Rifuggo da quell’idea elitaria per la quale dovrebbero parlare solo gli esperti – che comunque, sia chiaro, è bene ascoltare – e anzi credo che sia giusto che il dibattito si estenda il più possibile, coinvolgendo tutte le componenti della società civile. Quindi bene ha fatto Alessandro Barbero, storico medievalista e grande divulgatore, ad esprimersi in un video diffuso sui social attraverso il quale, con argomenti semplici, talvolta semplicistici, e con la sua accattivante mimica, dichiara orgogliosamente di votare No. L’esordio, scandito con il suo proverbiale e ammiccante sorriso, allude ad un’appartenenza politica comune a tutti i potenziali ascoltatori. Dopo aver sostenuto la tesi della polarizzazione destra-sinistra del referendum dice: “Certo io sono di sinistra, questo lo sanno tutti, tutti quelli che mi conoscono, ma proprio per questo che bisogno c’è e a cosa serve che io dica a tutti “Anch’io voterò no”? Sai che novità!”. 

Invece, se ne avverte il bisogno. Questa riforma affonda le sue radici nel pensiero progressista e riformista. È fortemente ispirata, nella creazione di un pubblico ministero indipendente dal potere esecutivo, alla riforma dell’ordinamento giudiziario portoghese intervenuta dopo la rivoluzione dei garofani, di ispirazione socialista, che sconfisse la dittatura di Salazar di stampo fascista. E sono tanti gli esponenti politici di sinistra che oggi, dissentendo dalla scelta dei vertici del PD, si sono espressi a favore della riforma (molti di loro appartengono al gruppo Libertà Eguale). Basti citare Augusto Barbera, già deputato del PCI e Presidente della Corte Costituzionale: “C’è persino chi afferma con evidente ignoranza che con la separazione delle carriere si torna al fascismo, quando è vero il contrario. L’appartenenza di tutti i magistrati alla medesima carriera è funzionale al processo inquisitorio previsto dai codici fascisti”. Semmai, questa riforma è incompatibile con tutti i totalitarismi, di destra o di sinistra, fascisti o comunisti. Certo non si ispira al modello cinese o sovietico di giustizia.

Barbero poi utilizza un grande classico degli argomenti del No: la separazione delle carriere esiste già e non c’è bisogno di una riforma costituzionale. Non è vero. Adesso c’è una separazione delle funzioni tra pubblico ministero e giudice, con limitate possibilità di “trasmigrazione”, ma la carriera rimane unica. L’organo di governo autonomo, che decide il destino delle loro carriere, delle promozioni, delle assegnazioni, delle nomine degli uffici direttivi, è comune a chi accusa e chi decide l’innocenza e la colpevolezza dell’imputato. La possibilità concreta di essere il giudice condizionato da questa comune appartenenza, dalle relazioni associative e tra correnti, è piuttosto significativa. La vicenda Palamara e la testimonianza di decine di magistrati spiegano quel deteriore fenomeno sociale che va sotto il nome di “degenerazione correntizia”, come l’ha definita il Presidente della Repubblica Mattarella che denunciò nel 2019 “un coacervo di manovre nascoste nella convinzione di poter manovrare il CSM”. 

Secondo Barbero, al centro della riforma c’è addirittura la “distruzione” del CSM così come è stato voluto dai “padri costituenti”. Trovo innanzitutto disarmante questo “mantra” dei “padri costituenti” (peraltro, c’erano anche le madri, spesso dimenticate), descritti come se fossero dei sacerdoti di una religione pagana depositari della Verità, con la Costituzione vista come un oggetto esoterico da conservare in una teca e venerare. Quelle madri e quei padri costituenti erano, invece, dei “laici visionari”. Non guardavano nemmeno all’Italia prefascista, non erano dei semplici restauratori della vecchia democrazia di inizio secolo. Sono stati in grado di proiettare l’Italia nel futuro, definire i principi generali di una moderna democrazia, disegnare l’architettura degli organi costituzionali. Ci hanno regalato una Costituzione meravigliosa che adesso è nostro compito ravvivare, riaffermandone i principi fondanti e completare il percorso di realizzazione del giusto processo. Perché la Costituzione deve essere viva, pulsante, dinamica, reale. Questo è il vero riformismo. Non ci serve un simbolo inutile da mettere nel cassetto e da estrarre solo per sventolarlo in faccia al nemico politico di turno. 

Ed allora la separazione delle carriere significa consolidare i princìpi, già esistenti nella Costituzione, del diritto di difesa e del giusto processo, che esprimono l’esigenza “elementare” di avere un giudice imparziale ma anche “terzo”, distante anche nel percorso di carriera dal pubblico ministero e dalla difesa, soggetti processuali che devono essere collocati in una posizione di assoluta parità. Peraltro, lo sdoppiamento del CSM non indebolisce affatto la magistratura, come afferma Barbero in un altro passaggio del suo videoclip, ma la rafforza. Se fosse vera la tesi dietrologica di una guerra apocalittica della politica contro la magistratura, sarebbe altamente ingenuo creare addirittura due CSM, una sorta di mostro con due teste, per rimanere nel genere fantastico. Due teste capaci di sputare fuoco contro disegni di legge non graditi attraverso i pareri non richiesti, in linea con quella consuetudine, alla quale ci siamo abituati, attraverso la quale il CSM di oggi si atteggia ad abusiva “terza camera” della magistratura ed influisce sul percorso parlamentare di approvazione delle leggi. La verità, spegnendo per un attimo la televisione perennemente sintonizzata sul canale dedicato ai film fantastici di genere distopico, è un’altra: le proporzioni interne tra magistrati e laici rimarranno inalterate con una netta maggioranza dei primi (2/3) e l’art. 104 conserverà intatto il principio dell’indipendenza della magistratura da ogni altro potere, principio azionabile davanti alla Corte Costituzionale per dichiarare illegittima qualsiasi legge ordinaria in senso contrario. Insomma, la famosa “manina” pronta a sovvertire l’ordine democratico verrebbe immediatamente afferrata e rimessa al suo posto dal supremo giudice delle leggi.

Il crescendo di Alessandro Barbero lo porta a dire – sbagliandosi di grosso – che sarà il Governo (falso), e non il massimo organo elettivo della nostra democrazia come il Parlamento in seduta comune (vero), a scegliere attraverso un sorteggio temperato i componenti laici dei due CSM. Non prende nemmeno in considerazione la prospettiva, egregiamente spiegata da Andrea Mirenda, magistrato e componente del CSM, che i magistrati sorteggiati possano finalmente limitarsi ad essere soggetti soltanto alla Legge, così come insegna la tanto amata Costituzione, e non anche agli elettori e alle correnti politicizzate. Secondo Barbero, “il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Insomma, i due CSM con 2/3 di magistrati e l’Alta Corte Disciplinare con nove magistrati su quindici componenti non saranno in grado di arginare, seguendo il copione di un film immaginario, l’occupazione militare da parte delle forze governative. Una sorta di colpo di stato a suon di “ordini” e “minacce”. Da uno storico del suo valore ci si aspettava qualcosa di diverso di una sceneggiatura di un film di fantastoria. La Storia, quella vera, la scriverà il popolo sovrano il 22 e 23 marzo.