Rimango davvero sconcertato per l’assurda storia che dal 2018 ad oggi ha vissuto il centro siderurgico di Taranto. Il mio sconcerto trova ampia motivazione nella vera incoscienza con cui i Governi Conte 1, Conte 2 e Draghi hanno gestito il processo di assegnazione della gestione del centro al gruppo Arcelor Mittal. Diventa davvero kafkiana la denuncia avanzata, solo pochi giorni fa, nei confronti di Arcelor Mittal. Con essa si apre ufficialmente il fronte risarcitorio sul futuro dell’ex Ilva di Taranto.

I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno promosso davanti al Tribunale di Milano una causa civile da 7 miliardi di euro contro ArcelorMittal, chiamata a rispondere della gestione del più grande stabilimento siderurgico europeo nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024. Al centro della contestazione ci sarebbero danni industriali e patrimoniali. Nei mesi scorsi, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva già riferito al Parlamento di verifiche che stimavano in circa 5 miliardi di euro i danni riconducibili a queste criticità, aprendo la strada all’iniziativa giudiziaria ora formalizzata. Nell’atto di citazione, predisposto da un team di legali esterni, i commissari parlano apertamente di “cattiva gestione”. Sono stato sempre contrario nel ricordare la serie di anticipazioni sulle ricadute pericolose di scelte assunte nel tempo, tutte denunce sollevate sette anni fa da me e dal sindacalista della UIL Palombella, a valle della scelta, dell’ex Ministro Di Maio, di rivedere un contratto di affidamento della gestione del centro ad Arcelor Mittal firmato dall’ex Ministro Calenda.

A questo grave errore se ne sono aggiunti tanti altri come l’annullamento dello “scudo penale”, proposto dalla Senatrice Lezzi o la serie di assicurazioni e di impegni non mantenuti dai Presidenti Conte e Draghi. Il fallimento del centro siderurgico, quindi era scontato e nel 2022 l’attuale Governo aveva cercato in tutti i modi di costruire delle possibili condizioni di rilancio del centro. L’attuale Governo. pur convinto dei rischi che la chiusura dell’impianto comportava, ha seguito una logica di miope sopravvivenza del centro attraverso esigui trasferimenti finanziari. Arcelor Mittal è responsabile di questa triste storia fallimentare di un impianto siderurgico più grande dell’intero sistema europeo, ma non possiamo rimanere estranei dalle responsabilità dei Governi che in questi sette anni si sono resi diretti corresponsabili di questa triste fine.

Attualmente è in corso una trattativa esclusiva con il fondo statunitense Flacks Group per l’acquisto dell’intero gruppo. Finalmente è importante una dichiarazione della Presidente Giorgia Meloni: “Non verranno assunti impegni vincolanti senza un progetto credibile e sostenibile, escludendo operazioni speculative e indicando come priorità la tutela del lavoro, dell’ambiente e dell’interesse nazionale”. Se questo approccio fosse stato seguito in passato, forse oggi non avremmo compromesso, in modo irreversibile, il futuro di una linea di produzione chiave del nostro sistema industriale.