A partire dal 2019 sono stato presente come studioso e filosofo in Ucraina in numerosi viaggi nel tempo, per 7 anni. In questo periodo, dal 2022 ho avuto modo di essere presente nel drammatico teatro degli eventi di una guerra che drammaticamente ha stravolto la storia dell’Europa dell’Est e più in generale dell’Europa. Il 24 febbraio del 2022 ero a Sambir nell’oblast occidentale di Lviv quando sono stato svegliato nottetempo dalla notizia dell’inizio della guerra e quando ho visto aerei da combattimento sfrecciare sopra il centro abitato.
In seguito è divenuto frequente vedere elicotteri militari e aerei militari passare sopra le campagne come sulle città e ultimamente ben due volte nell’agosto 2025 e in precedenza ho passato notti insonni in luoghi che non hanno bunker o rifugi ascoltando il brusco e ininterrotto passaggio di centinaia (in quel caso circa 500) tra missili e droni di attacco russi, il tutto a 60 km di distanza stradale e a 18 km in linea retta dai confini polacchi e dunque europei.
Il rumore assordante dei droni e missili si è unito alle esplosioni in lontananza a Drohobich in un’altra occasione. Un anno prima nel 2024 ho udito il boato del tragico schianto di un F16 in addestramento nell’oblast di Lviv. Altre volte ho visto nel tempo in luoghi pubblici ove facevo jogging gli addestramenti militari: ho visto il coraggio ammirevole e forse temerario, certo degno di rispetto e pieno di dignità di quei tanti, ne ho visti centinaia negli anni, ragazzi di venti anni, donne e uomini, spesso neolaureati, impegnati a difendere la loro patria, in quella che è per gli ucraini e in Europa non lo si dice mai, una guerra di indipendenza, come lo furono per l’Italia nel Risorgimento le guerre d’indipendenza dall’impero Asburgico. All’epoca paradossalmente Lviv era parte dell’impero austriaco, dal lato opposto dell’Europa continentale, a proposito di corsi e ricorsi storici vichiani.
Dal lato umano l’esperienza in ucraina, anche come filosofo, mi ha insegnato l’inutilità di grado assoluto dell’uso delle guerre nel XXI secolo: le guerre dovrebbero appartenere al passato, non al presente o al futuro, la pace è un bene universale, inalienabile, di grado assoluto, è laicamente sacra e patrimonio immateriale condiviso dell’umanità, garantita dal diritto internazionale e dalla dichiarazione universale dei Diritti Umani e dallo status fondativo delle Nazioni Unite, nate dopo la Seconda Guerra Mondiale come istituzione garante della pace internazionale, la pace consente il buon funzionamento dell’economia, del commercio della finanza, la libera circolazione delle idee e dei diritti, promuove l’evoluzione della civiltà nella specie umana.
La guerra in Ucraina come in Iran segna la sconfitta della pace e il trionfo dell’odio di tutti contro tutti, l’esatto opposto del dialogo e del rispetto e della federazione pacifica fra le nazioni, oggi Onu che come insegnano Habermas oggi e Kant ieri, è dialogo che produce pace e crescita economica globale. La guerra globalizzata sta ora sostituendo la crescita economica globale con effetti a cascata nefasti. Ho cominciato a insegnare in Ucraina in tempo di guerra, nel 2024, dapprima con una lecture di etica dell’economia e di politica internazionale in inglese in aprile 2024, fatta come filosofo e esperto di politica internazionale al Politecnico di Lviv, nel dipartimento di Economia teoretica, da guest professor, dell’università ucraina, la seconda del paese dopo Kiev.
Poi nel 2025, fra ottobre e novembre ho proseguito con il dipartimento di Linguistica, con un ciclo di cinque lectures di Italian Culture: letteratura e poesia, storia, musica, scienza e matematica, economia, proponendo come gesto concreto di pace un’analisi, filosofica appunto, deĺla cultura italiana, in confronto con quella Ucraina e dell’est Europa. Infine nel 2026 sto svolgendo con il Politecnico universitario di Lviv da febbraio a marzo un ciclo in inglese di 5 lectures lezioni sull’attuale Cultura Italiana: scienza e ingegneria, storia contemporanea, economia, filosofia e semiotica, e teatro contemporaneo.
Gli studenti universitari ucraini, ragazze e ragazzi mi sono apparsi tutti saggi, pacifici, ragionevoli e razionali, nonostante la guerra e le sofferenze indicibili vissute: alcuni nel 2024 provenivano dalle università chiuse per la guerra o da zone di guerra, come Kharkiv e Zaporizhzhia. Sono studenti che parlano un ottimo inglese, alcuni studiano italiano e appunto cultura italiana presso il Politecnico, in un corso ad hoc di lingua italiana fatto da docenti ucraini. Gli studenti sono interessati alla storia e alla cultura italiane e dimostrano una buona preparazione. Questi giovani ricostruiranno l’Ucraina, integrata in Europa, dopo la guerra e meritano dunque stima e fiducia incondizionati. Sono gli Europei del futuro in un’Europa di Pace.
