Iran, il ruolo fondamentale delle donne e l’importanza della loro voce

A man holds a map of Iran during a rally in support of anti-government protests in Iran, in Bucharest, Romania, Saturday, Jan. 24, 2026. (AP Photo/Andreea Alexandru) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

In questo momento cruciale per l’Iran, è fondamentale che la nostra voce venga ascoltata. Molti iraniani in Europa stanno facendo sentire la propria voce insieme a quella dei ragazzi in Iran. Una voce contro il regime. È giusto e necessario gridare al mondo che il nostro obiettivo è un cambiamento reale e democratico, non la continuazione delle lotte del passato. L’Iran libero dal regime è l’Iran che ha sempre resistito sotto i colpi della teocrazia e che oggi può tornare a mostrare la sua faccia.

Le donne, in particolare, hanno giocato un ruolo fondamentale in queste manifestazioni, riscoprendo la loro forza e determinazione. La loro lotta ha cambiato la mentalità di molti uomini, che ora riconoscono l’importanza della loro voce. Questo movimento non riguarda solo i diritti delle donne, ma è una battaglia collettiva per un Iran libero e giusto. Una battaglia che in Iran ritrova quello spirito libero e quel ruolo delle donne che – pena della verità degli ayatollah – ci mostrava come il Paese più avanzato del Medio Oriente.

Ci sono iraniani all’estero che fanno propaganda per la caduta del regime, simile a quella che abbiamo visto in passato. Tuttavia, se queste voci appartengono a gruppi come i mujaheddin, spero vivamente che vengano bloccate. Non possiamo permettere che narrazioni distorte prendano piede e che si faccia propaganda per promuovere solo interessi personali. Ci auguriamo che un giorno possa tornare il figlio dello Shah di Persia, portando con sé benessere ed evoluzione per il nostro Paese. Sogniamo un Iran dove non ci siano giudizi né pregiudizi e dove ogni individuo, indipendentemente dalla sua identità sessuale o ideologia, possa vivere liberamente e senza discriminazioni.

Attraverso la mia arte, ho cercato di esprimere queste speranze e sofferenze. Ho scelto di rappresentare il volto di Cristo non come simbolo esclusivo di una religione, ma come figura universale di speranza e libertà. In un contesto in cui la religione è stata strumentalizzata per opprimere, voglio dimostrare che la spiritualità può essere un ponte, non un muro. La rivoluzione che abbiamo vissuto è stata alimentata da una rabbia profonda e da un desiderio di normalità. Gli iraniani vogliono vivere senza paura, desiderano studiare, amare e realizzare i propri sogni. Non vogliono essere etichettati come dissidenti, ma come cittadini del mondo che chiedono dignità.

È essenziale che le narrazioni sull’Iran siano accurate e rispettose della realtà. Non stiamo cercando un ritorno a forme di oppressione passate, ma un futuro in cui ogni voce possa essere ascoltata. Dobbiamo lavorare insieme per costruire un Iran democratico, dove la cultura e la bellezza possano prosperare senza paura di repressione. Fino a quando non vedremo un Iran libero, continuerò a dare voce a chi non può parlare. La mia arte non è solo un rifugio; è una forma di resistenza. Non desidero giustizia per vendetta, ma per un futuro migliore. Sogno un Iran in cui nessuno debba più fuggire o nascondersi e dove la libertà non sia un’utopia, ma una realtà.