Nell’era digitale, l’accesso all’informazione è un diritto fondamentale: quando uno Stato decide di spegnere internet, spegne anche una parte della libertà civile. L’Iran ha messo in pratica questa logica con uno dei blackout digitali più estesi della sua storia, tagliando l’accesso alla rete per milioni di cittadini in risposta alle proteste antigovernative. Infatti, molti iraniani si erano affidati a Starlink, il servizio di internet satellitare di SpaceX, nella speranza che potesse aggirare la censura.
Khamenei sa che la libertà di informazione è un rischio esistenziale
Ma la tecnologia satellitare non è invulnerabile. Il regime degli Ayatollah ha reagito con strumenti avanzati, dimostrando così non solo di essere perfettamente a conoscenza dei rischi connessi con questi canali di comunicazione, ma anche di saper mantenere il controllo organizzativo e tecnologico necessario per attuare contromisure efficaci. Le autorità di Teheran hanno introdotto leggi che vietano la detenzione e l’uso di terminali Starlink — punibili con pene detentive fino a dieci anni — e bloccato le comunicazioni via fibra e 3G e 4G (nonostante le sanzioni, nei grandi centri e lungo le vie di comunicazione esiste anche una rete 5G, destinata, però, alle autorità ed ai militari).
Ma, cogliendo tutti di sorpresa, hanno anche dato il via a contromisure altamente tecnologiche per disturbare i segnali GPS e per un ampio jamming sulle frequenze utilizzate da Starlink, rendendo il servizio intermittente, lento o del tutto inutilizzabile in gran parte del territorio. Dal punto di vista tecnico, il blackout iraniano rappresenta uno stress test per le tecnologie di comunicazione satellitare in contesti di conflitto politico. I jammer utilizzati agiscono sulle stesse frequenze radio tra terminale e satellite e interferiscono con i sistemi GPS, fondamentali per l’allineamento e la sincronizzazione delle comunicazioni. Quando le interferenze raggiungono livelli critici, i terminali perdono la capacità di mantenere un “aggancio” stabile con la costellazione, degradando il servizio fino a renderlo inutilizzabile.
Confronti internazionali Myanmar e Ucraina
Il caso iraniano non è isolato. In Myanmar, dove l’esercito ha ripetutamente imposto blackout totali, molti cittadini e organizzazioni si sono rivolti a Starlink come unica opzione di accesso alla rete globale. Anche qui, la tecnologia satellitare ha offerto una opportunità di rimanere in contatto col resto del mondo a chi era tagliato fuori dalla connettività terrestre, pur restando al di fuori di qualsiasi licenza legale. In altri contesti di conflitto, come la guerra in Ucraina, Starlink è impiegato per mantenere connettività e coordinamento militare. Tuttavia, anche qui emergono vulnerabilità: fonti dell’esercito ucraino ed analisti indipendenti segnalano che le forze russe impiegano tecniche di jamming avanzate, progettati per disturbare i segnali satellitari e ribattezzati “Starlink killer”. In Ucraina, il sistema di SpaceX tenta di ricominciare ad operare grazie ad aggiornamenti software, ma soprattutto cerca di mantenere la resilienza della rete lanciando un numero enorme di satelliti.
Non esistono soluzioni tecnologiche magiche
Queste esperienze convergono su un punto fondamentale: la resilienza digitale non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di un ecosistema più ampio di resistere alle pressioni politiche, legali e militari. Starlink può offrire connettività alternativa e aggirare barriere fisiche come fibre ottiche o reti mobili controllate dal regime, ma resta vulnerabile a misure di guerra elettronica e jamming quando gli Stati investono nelle risorse necessarie per attaccare specifiche frequenze.
Verso un equilibrio tra tecnologia e governance
Il caso Iran e i paragoni internazionali sottolineano che l’innovazione tecnologica deve andare di pari passo con una riflessione politica e giuridica più ampia. La protezione della libertà digitale richiede non solo reti alternative, ma anche strategie diplomatiche, alleanze normative internazionali e investimenti nella sicurezza delle infrastrutture di comunicazione.
