Iran, la mattanza continua. L’Italia chiede all’Europa di inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche

Hezbollah supporters stand behind portraits of the Iranian Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, as they carry Arabic placards that read:"Iran is the pride and dignity of the nation, left, led by Khamenei's leadership we will be victorius", during a rally to show their solidarity with Iranian government, in the southern suburb of Beirut, Lebanon, Monday, Jan. 26, 2026. (AP Photo/Hussein Malla) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

L’intelligence internazionali, gli agenti segreti che operano sotto copertura nel Paese degli Ayatollah, le voci di chi – grazie a Starlink – continua a inviare immagini e video di ciò che sta accadendo, tutti descrivono il bagno di sangue compiuto dai Pasdaran e dai miliziani di tutta la regione accorsi in aiuto del regime come una carneficina di una portata inimmaginabile.

Oltre 30mila persone uccise in soli due giorni

Il conteggio ufficiale del regime di Teheran, come prevedibile, parla di appena tremila morti ma al Time due funzionari del ministero della Salute iraniano hanno indicato una cifra allucinante: oltre 30mila persone uccise in soli due giorni e, attenzione, feriti esclusi. La notte dell’8 gennaio sarebbe stata l’ora più brutale ma se è come pensiamo, ossia che i numeri siano in verità tristemente ancora al ribasso, sarà ricordata tra le più cruente dell’epoca moderna, per l’Iran e per il mondo intero.

Le scorte esaurite, i cecchini sui tetti

Emergono dettagli sempre più macabri: le scorte di sacchi per cadaveri esaurite, le ambulanze sostituite da autoarticolati, i cecchini appostati sui tetti e i camion con mitragliatrici pronte ad aprire il fuoco sui manifestanti. Fonti dell’opposizione in Iran, poi, riferiscono delle irruzioni nelle case delle forze di sicurezza del regime, alla ricerca di feriti da rapire, torturare o uccidere sul colpo. I miliziani stanno seguendo alla lettera le parole della guardia suprema Ali Khamenei, che ha ordinato di “sopprimere” le manifestazioni di massa “con ogni mezzo necessario”.

Uno Stato fondamentalista in mano ai Pasdaran

Dinanzi una mattanza del genere è davvero fuori da ogni logica pensare di poter definire ancora la Repubblica islamica dell’Iran un “governo”. Trucidare migliaia e migliaia di manifestanti, sopprimere ogni tipo di libertà, finanziare in parallelo terroristi in ogni parte del mondo, cos’è questo se non uno Stato guidato da terroristi? È uno Stato fondamentalista in mano a quei Pasdaran che già da tempo Stati Uniti, Canada e Australia hanno designato quale organizzazione terroristica straniera, alla stessa stregua di militanti dello Stato Islamico, di al-Qaeda, Hamas o della Jihad islamica palestinese. Sorge spontanea la domanda su quale senso vi sia, per gli europei ad esempio, nel tener aperte le relazioni con l’Iran, assieme alle nostre sedi diplomatiche a Teheran, quando nel resto del mondo, tra l’altro, proprio le ambasciate iraniane sono i luoghi da cui il regime controlla i suoi agenti. Giovedì si terrà a Bruxelles il Consiglio Affari Esteri e non sarà sufficiente esprimere solidarietà a chi in Iran muore per la libertà, né tantomeno aumentare le sanzioni individuali contro i responsabili di tali efferatezze.

Meglio tardi che mai

“Credo sia giunto il tempo di inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche i Pasdaran”, ha affermato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani. È così, anzi è già tardi, ma meglio tardi che mai: l’UE prenda tale decisione. La presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con l’Iran, Hannah Neumann, ha – collegandosi alle parole di Tajani – lanciato un appello, “Francia e Spagna devono fare lo stesso”. A fronte di un regime sempre più debole e delegittimato che inasprisce la violenza contro il suo stesso popolo, l’Italia ha con coraggio annunciato una posizione dura, e sacrosanta: nessuno che goda della libertà può opporvisi. Del resto, cos’è se non terrorismo ciò che i Pasdaran stanno compiendo?