Per la terza volta di fila, l’Italia è fuori dal Mondiale. L’Italia, quella che tifa e anche quella che non tifa – perché il pallone nel nostro Paese è cultura e identità, è senza parole. La consapevolezza che non sia sfortuna ma che ci sia, invece, qualcosa che non va di strutturale è piena. La disfatta, com’era ovvio, è divenuta un caso politico. Parole di cuore, quelle del presidente del Senato Ignazio La Russa. “Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili”, racconta.

Ma “a tutto c’è un limite”. Il ko dell’Italia contro la Bosnia ai calci di rigore scuote, da destra a sinistra. Neanche il tempo dell’ultimo fischio che la Lega, in una nota, parla di “vergogna inaccettabile”, puntualizzando che “il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina”. Si unisce immediatamente il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che bolla come “imprescindibili” le dimissioni del presidente della Figc. “Non è un pesce d’aprile, purtroppo”, ironizza il leader di Italia Viva Matteo Renzi, per poi attaccare la scarsa visione della classe dirigente che “in Federazione come in alcuni Club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci”. Parole dure contro la gestione della Nazionale Italiana ma non solo, verso tutto ciò che ruota attorno al mondo del calcio. Anche il Movimento 5 Stelle parla di necessità di un “repulisti completo”. “Altrove chi sbaglia si dimette”, chiosa Azione. In Italia invece “chi sbaglia resiste al suo posto. E allora non dobbiamo sorprenderci che perdiamo”.

Nel frattempo, Gravina, entrando nella sede della Federcalcio, precisa: “Come sto? Bene, bene”. E accusa la politica di volere la sua testa ma di non assumersi anch’essa le sue colpe. Puntuale arriva la risposta del ministro per lo Sport Andrea Abodi. “Ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc” è necessario. “Reputo obiettivamente scorretto – sottolinea Abodi – tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”. E infatti menomale che abbiamo le medaglie alle Olimpiadi invernali ed estive e campioni come Jannik Sinner da tifare. Povera Italia, altrimenti. Certo è che in un Paese serio – con due generazioni di ragazzi italiani che non hanno mai visto la propria nazionale giocare per la Coppa – le dimissioni di Gravina verrebbero da sé. Invece, mentre Gravina si attacca alla poltrona, è Gennaro Gattuso – il ct degli Azzurri – che si scusa con gli italiani e ipotizza il suo passo indietro.

“Da oltre due anni chiedo inutilmente a Gravina di dimettersi”, afferma il vicepresidente della Camera, il forzista Giorgio Mulè, ma “ogni volta il sistema di potere costruito intorno a lui si è coalizzato e lo ha sempre difeso”. Quando senza rivali Gravina si è ricandidato per il terzo mandato, Abodi profeticamente aveva affermato: “Mi auguro che, comunque vada, nei prossimi quattro anni si facciano tutte le cose che non sono state fatte nei 4 anni precedenti: perché sono tante le cose non fatte nei 4 anni precedenti”. Risultato: Gravina rieletto con oltre il 98% dei voti e fallimenti sportivi continui. È evidente che il sistema sia da ricostruire completamente. Una nota di colore: il commento del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. “L’immigrazione distrugge anche il calcio”, l’incipit del ragionamento del Generale, che parla di una presenza di stranieri nella Serie A che supera perfino la Premier League: “Il 67,5% dei giocatori non è italiano”.

Polemiche a parte, anche quest’anno non ci saranno notti magiche da sognare. Allora occorre sì ragionare su come rifondare il calcio italiano, come premiare più il merito che le conoscenze dentro il sistema, come valorizzare i giovani cresciuti in casa e non sempre cedere alle logiche del mercato. Ma il discorso, alla base, è un altro. L’estate italiana – quella tra la piazza, il campanile e il campo da calcio – non esiste più. I giovanissimi, in Italia, hanno smesso di giocare col pallone per strada. Preferiscono i balletti su TikTok. In Bosnia, invece, ci sono campioni giovanissimi che hanno fame di riscatto. Si vince non solo ma anche per questo.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.