La battaglia sulle mappe elettorali si ritorce contro il piano di Trump: i repubblicani lo sconfessano

President Donald Trump holds up country name of the USA during the draw for the 2026 soccer World Cup at the Kennedy Center in Washington, Friday, Dec. 5, 2025. (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Continua, con inaspettati colpi di scena, la battaglia per il redistricting delle mappe elettorali negli Stati Uniti. Inaspettato, ad esempio, è stato il rifiuto da parte del Senato statale dell’Indiana di un piano, sostenuto apertamente dal Presidente Trump, per delle mappe che avrebbero cancellato i 2 seggi democratici nello Stato, e che avrebbero reso l’Indiana essenzialmente a partito unico. Va detto che, rispetto agli equilibri complessivi, un eventuale redistricting in Indiana avrebbe avuto effetto nullo, dato che l’Illinois e il suo carismatico governatore J.B. Pritzker avevano già annunciato una loro mossa volta a bilanciare qualsiasi scelta presa dal suo vicino.

Oltre alle questioni numeriche, però, il rifiuto del gruppo repubblicano del Senato statale è un colpo duro al Presidente, alla sua continua richiesta di lealtà e alla sua lunga lotta per mantenere la maggioranza alla House anche dopo le elezioni di medio termine del prossimo novembre. Uno sforzo che, ad oggi, porterà a un guadagno di 5 seggi in Texas (anche se i trend del voto latinoamericano potrebbero abbassare questo numero a 3), un seggio nel North Carolina, un seggio in Ohio, anche grazie a un compromesso con i democratici volto a evitare un referendum popolare sulle mappe, e infine un seggio in Missouri.

In Missouri, però, una petizione per sottoporre al giudizio degli elettori le nuove mappe ha superato le 300mila firme, quasi il triplo del numero richiesto per poter avere una consultazione elettorale. Nei prossimi giorni le firme, se convalidate, potrebbero portare quindi a un’elezione che, dato il forte sentimento anti-gerrymandering, mobiliterà i democratici verso il voto molto più dei repubblicani. Anche la Florida, guidata dal repubblicano Ron DeSantis, sta pensando alla revisione delle mappe elettorali, ma dovrà fare i conti con il Fair Districts Amendment, un emendamento della Costituzione statale, approvato con larga maggioranza tramite referendum, che vieta espressamente la modifica delle mappe per motivi puramente politici. Non si pensi, però, che i democratici siano rimasti con le mani in mano. Abbiamo già parlato della Prop 50, la proposta di nuove mappe in California, approvata negli scorsi mesi tramite referendum, che porteranno 5 seggi in più ai democratici, annullando completamente i vantaggi ottenuti in Texas dal GOP.

Nello Utah, invece, non sono stati i democratici, ma i repubblicani stessi a scavarsi la fossa. Una giudice, infatti, ha annullato una mappa approvata, secondo quest’ultima, illegittimamente dal Parlamento statale, portando alla sostituzione con dei nuovi confini elettorali che, con tutta probabilità, garantiranno un seggio ai democratici. Infine, nella Virginia, le recenti elezioni hanno galvanizzato i democratici, che starebbero pensando a una mappa che permetterebbe loro di guadagnare un massimo di quattro seggi. La neoeletta governatrice Abigail Spanberger si è dimostrata cauta, favorevole alle nuove mappe ma ricordando l’importanza del processo, che prevede un referendum popolare e mai la firma del governatore.

Sembra quindi che la battaglia iniziata dal Presidente durante l’estate, volta a favorire il proprio partito alterando con la matematica e la geografia la volontà degli elettori, non stia procedendo nel verso giusto. I repubblicani rischiano di aver impiegato grandi quantità di capitale politico in un’attività sempre più impopolare, senza ottenere grandi quantità di seggi aggiuntivi, e, se questo non bastasse, unendo ancora di più i dem in vista del prossimo novembre.