La Carta di Milano, dieci anni dopo: dal manifesto universale all’azione locale

Foto Claudio Furlan/LaPresse

Il 31 ottobre 2015 si chiudeva Expo Milano consegnando al mondo un’eredità che andava oltre i padiglioni smantellati: la Carta di Milano. Un documento che rappresentava l’eredità culturale di Expo Milano 2015, un atto d’impegno sul tema del diritto al cibo che costituiva il contributo dell’Italia all’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite per eliminare la fame entro il 2030. Oggi, a dieci anni da quella firma collettiva, è tempo di misurare quanto di quella visione sia diventato realtà, partendo proprio da Milano, la città che ne fu il motore ideale. La Carta non fu solo un documento diplomatico, fu il culmine di un processo partecipativo senza precedenti: circa 5mila persone avevano partecipato alle tappe di ‘Expo delle Idee’, contribuendo a definire principi che spaziavano dalla lotta allo spreco alimentare alla tutela del suolo agricolo, dall’educazione ambientale alla salvaguardia della biodiversità.

Il diritto al cibo come diritto universale

La forza della Carta risiedeva nell’affermazione di un principio rivoluzionario nella sua semplicità: il diritto al cibo come diritto umano fondamentale. Non era una novità assoluta nel diritto internazionale – il diritto al cibo era già riconosciuto dalla Dichiarazione universale del 1948 e aveva trovato piena espressione nell’art. 11 del Patto Onu sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 – ma Milano ebbe il merito di riportarlo al centro del dibattito globale, trasformandolo in agenda politica concreta. Il documento fu consegnato il 16 ottobre 2015 al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Ma le critiche non mancarono. Caritas, Slow Food e Oxfam Italia la considerarono generica e lacunosa, rifiutandosi di firmarla. Nel documento mancavano obiettivi precisi e concreti per governi e multinazionali.

Da Expo alla Food Policy: Milano laboratorio del cambiamento

Il vero lascito della Carta, tuttavia, si misura nelle azioni concrete che ha ispirato. A partire da Expo 2015 la città ha adottato una politica alimentare, definita come Food Policy, che ha l’obiettivo di rendere più equo e sostenibile il sistema alimentare di Milano.
I numeri parlano chiaro. Nel 2024 sono state recuperate 795,3 tonnellate di cibo, nel 2023 erano state 615 tonnellate, che hanno raggiunto 14.973 nuclei familiari per un totale di oltre 126mila persone e 3.867 minori con oltre 1 milione e 590mila pasti equivalenti e 176 associazioni servite. Questi risultati sono il frutto di un sistema capillare di Hub di quartiere contro lo spreco alimentare, avviato nel 2019 in partnership tra Comune, Fondazione Cariplo, Assolombarda e Politecnico di Milano.

La Food Policy di Milano ha ricevuto nel 2018 il prestigioso riconoscimento “Guangzhou Award 2018” per l’innovazione in ambito urbano e nel 2021 ha vinto l’Earthshot Prize, il premio ambientale lanciato dal Principe William. Un riconoscimento che ha permesso di espandere ulteriormente la rete: entro il 2024, tre nuovi Hub di quartiere contro lo spreco alimentare: il Food Hub Cuccagna nel Municipio 4, l’Hub Selinunte nel Municipio 7 e l’Hub diffuso nel Municipio 2, che si aggiungono ai cinque già operativi.

Il Milan Urban Food Policy Pact: da Milano al mondo

L’eredità della Carta si è moltiplicata attraverso il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP). Il MUFPP rappresenta un network di 148 città in tutto il mondo che si impegnano a garantire cibo sano e accessibile a tutti i loro cittadini, tenendo conto anche della necessità di preservare la biodiversità e lottare contro lo spreco alimentare. Milano non solo ha esportato un modello, ma ha creato una rete globale di città che condividono pratiche e soluzioni. Dalla prima edizione del 2016, i premi del MUFPP hanno raccolto oltre 600 buone pratiche: la più grande banca dati al mondo dedicata alle politiche alimentari urbane.

Le sfide ancora aperte

Eppure, le sfide rimangono immense. Il 76 per cento delle persone che soffrono insicurezza alimentare vive nelle aree urbane, nello stesso spazio in cui gli alimenti si accumulano, si sprecano e perdono valore. Un paradosso che Milano sta affrontando: non solo distribuzione di cibo, ma creazione di sistemi integrati che coinvolgono grande distribuzione, mercati comunali, terzo settore e cittadini. Roberto Sensi di ActionAid Italia ha sottolineato come “la povertà alimentare sia una conseguenza della povertà e questo a monte ci porta alla riflessione che non esiste una politica di contrasto alla povertà alimentare senza una politica di contrasto alla povertà”. Un monito che ricorda come il diritto al cibo non possa essere separato da politiche più ampie di equità sociale.

L’eredità che continua

A dieci anni dalla di distanza la Carta di Milano non ha risolto il problema, ma ha contribuito a ridefinire il modo in cui le città affrontano la questione alimentare. Ha trasformato il diritto al cibo da principio astratto a pratica urbana, da dichiarazione diplomatica a rete di Hub di quartiere. E soprattutto, ha dimostrato che Milano può essere non solo capitale economica, ma anche laboratorio di giustizia sociale e innovazione solidale.