La destra americana
La destra Usa rimpiange Kirk e teme Fuentes: il presente e il futuro del Gop (con e dopo Trump) è Maga
E anche il Maga si trasformerà, forse proprio grazie ai giovani
La politica americana ha tempi e ritmi difficili da comprendere per chi è abituato ad un mondo come quello europeo fatto di bizantinismi, forme e strutture dotate di una certa rigidità. Dall’altra sponda dell’oceano il fluttuare delle stagioni politiche assume lineamenti complessi, legati il più delle volte ai protagonisti e all’influenza che essi riflettono sul panorama politico. Vale a destra come a sinistra, nel partito repubblicano come in quello democratico. Ci sono stagioni più radicali (come quella attuale) e fasi più equilibrate, in cui più che nella totalità delle idee, la differenza si ravvisa nelle sfumature. Il radicalismo, l’estremismo non sono figlie dell’oggi, e non sono certo la conseguenza generale della discesa in campo di Donald Trump.
Più volte si è indicato come il partito repubblicano abbia subito e operato mutazioni e trasformazioni, che nel corso del tempo ne hanno garantito la capacità di ascoltare e dunque intercettare l’umore del paese. Trump, spesso indicato come il fondatore del movimento MAGA che ha archiviato il “vecchio Gop”, nato con Reagan, non ha fatto nulla di diverso da ciò che già lo stesso 40° Presidente non avesse fatto, e che prima di lui tentò di fare Barry Goldwater nel 1964. Trump non è la causa, ma la risposta e il “campione” di un mondo che si era già messo in movimento nell’opposizione ad Obama e che gradualmente si è fortificato come risposta non solo politica ma anche culturale e ideale alle derive della sinistra americana.
Un mondo quello della destra americana in movimento, e che oltre ai tradizionali focolai di iniziative e analisi politiche ha saputo sfruttare più di tutti gli strumenti di comunicazione più idonei a raggiungere e convincere i più giovani. A riguardo sono indicativi gli indici di voto di Trump nei College, e tra le Gen. Z. Banalmente per capire dove tirasse (e tira il vento) era necessario guardare Tik-Tok, il social più utilizzato dai giovanissimi. Ed è altrettanto normale che quel mondo oggi alla “Casa Bianca” con The Donald prosegua nel costruire nuove leadership e nell’allevare i “campioni” del domani.
Trump non potrà ricandidarsi e ad oggi l’unico a poterne raccogliere il testimone sembra essere proprio il vicepresidente JD Vance. Di questo conservatorismo in movimento sicuramente Charlie Kirk è stato il più autentico protagonista, perché la sua capacità di vincere le dispute e disintegrare la retorica liberal è stata una chiave decisiva per sfondare nelle università inondate dalla propaganda woke. Di più, il ruolo di Turning Point è stato quello di individuare e sostenere figure giovani che dessero prospettiva al mondo repubblicano e alle istanze di quell’America profonda che è antitetica alla New York che vota per Mamdani. Ed è proprio in quella galassia giovanile che si muovono alcune pedine importanti per il prossimo futuro.
Nulla di più lontano da Nick Fuentes – figura totalmente opposta a Charlie Kirk – scoperta di recente dalla sinistra globale e nuovo bersaglio della stampa liberal. Fuentes è un estremista, di quelli che avversano non solo la leadership repubblicana, ma più in generale la politica americana. Suprematista bianco, antisemita, che ha fornito l’alibi ad una sinistra anche in America sempre più antisemita, di additare il movimento Maga. La destra americana è una galassia ampia e in tale galassia ci sono le stelle come Kirk e le eclissi come Fuentes, è il gioco delle parti e in un certo qual modo è la capacità di interpretare e dar voce anche ai rigurgiti più profondi di un’America in trasformazione. Ricordando che il presente e il futuro del Gop è MAGA con e dopo di Trump. E anche il Maga si trasformerà.
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