Il mai più
La giornata della memoria anestetizzata da film e operazioni di marketing
Mai come quest’anno la commemorazione del 27 gennaio, il Giorno della Memoria, appare problematica. In realtà, sin dalla sua istituzione, 25 anni fa, essa ha suscitato critiche e timori, anche da parte di sopravvissuti alla Shoah. Si è subito temuto che una giornata consacrata al ricordo potesse trasformarsi in un alibi morale per le istituzioni: un modo per sgravarsi la coscienza, per dire «abbiamo ricordato, quindi siamo a posto così». Si pronuncia una volta l’anno la formula del «mai più» e poi si tira avanti. A questo si è aggiunta, negli anni, una produzione continua di film, fiction, documentari e libri sull’argomento, spesso di scarsa qualità, e non di rado vere e proprie operazioni di marketing. Il risultato è una sorta di anestesia generale: sempre meno persone sentono davvero questa giornata e ne riflettono a fondo il significato.
Eppure, il Giorno della Memoria dovrebbe essere innanzitutto questo: un tributo ai martiri, ai milioni di morti, affinché non vengano nuovamente calpestati dall’oblio e continuino a vivere nella nostra memoria. Ma non è andata così, anzi. Con il passare del tempo, la ricorrenza ha iniziato a essere vissuta da molti con stanchezza, come se si fosse già commemorato abbastanza. C’è anche chi ha contestato il fatto che ci si ricordi “solo” della tragedia degli ebrei, ignorando tutte le altre, come se un progetto di annientamento totale di un popolo, realizzato su scala industriale, non fosse un unicum, un evento senza precedenti nella storia.
Infine, man mano che gli ultimi sopravvissuti scompaiono, il fenomeno del negazionismo cresce. Aumentano coloro che mettono in dubbio la realtà di questa tragedia, e non si può non vedere come la memoria della Shoah sia oggi insidiata, talvolta in modo sottile, talvolta in modo spudorato. E oggi, di fronte all’ondata di antisemitismo esplosa dal 7 ottobre 2023 in poi – alimentata dall’accusa, mai provata nei fatti, rilanciata da media, giornalisti, esponenti politici e persino da alcuni scrittori, secondo cui Israele avrebbe commesso un genocidio a Gaza, e diffusasi nelle scuole, nelle università e nel dibattito pubblico, soprattutto tra i giovani – è necessario ribadire che il Giorno della Memoria, istituito dal Parlamento italiano, è un dovere e un fondamento della democrazia repubblicana. Essa non riguarda affatto la politica israeliana: riguarda l’Europa, la sua storia e il fenomeno dell’antisemitismo. Usarla in chiave antisraeliana è un’aberrazione e un abuso della memoria che fa rabbrividire.
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