Vertice al Quirinale, focus sul conflitto in Ucraina e in Medio Oriente
La guerra cognitiva sul tavolo del Consiglio Supremo di Difesa: atteso in Parlamento un dossier ad hoc per contrastare le minacce ibride
Si è riunito ieri il Consiglio Supremo di Difesa, convocato dal Presidente Mattarella, che – come si preannunciava – ha rappresentato uno snodo decisivo per ribadire il posizionamento dell’Italia nello scenario globale. All’ordine del giorno l’esame dell’evoluzione dei conflitti in corso e delle iniziative di pace, quindi Ucraina e Medio Oriente, ma anche una novità: le minacce ibride, con riferimento alla loro dimensione cognitiva e alle possibili ripercussioni sulla sicurezza italiana ed europea.
Guerra cibernetica, manipolazioni, disinformazione, interferenze straniere e spionaggio: la minaccia ibrida è un’aggressione costante, senza confini, a più dimensioni. Può prendere di mira infrastrutture critiche e servizi essenziali, industrie strategiche o reti di comunicazione. Un dossier ad hoc, dove sono delineate le principali direttrici normative e operative necessarie per rendere la difesa più tempestiva al contrasto alle hybrid threats, sarà presto inviato al Parlamento.
Il ministro Crosetto ha sottolineato che, dinanzi a tali attacchi, un approccio “attendista” non è più sufficiente, e che una risposta nazionale rischia di essere isolata. La cornice multilaterale è il punto di partenza fondamentale: occorrono in ambito Nato e Ue strategie comuni, in quanto comuni sono gli attori antagonisti che minano i nostri sistemi democratici.
Ampie, al Consiglio di ieri, le riflessioni sulla guerra ibrida condotta da Mosca – sui suoi diversi attacchi hacker a siti governativi e di infrastrutture, o ancora sulle sue intrusioni di droni sopra i territori polacchi, danesi e di altri Stati membri dell’Ue. La strategia del Cremlino è chiara da tempo: si colpisce l’Ucraina ma si colpisce anche – non nel senso tradizionale del termine, ma in maniera più subdola – l’Europa. Mosca conduce attività ibride a danno di tutti quei Paesi che sostengono le posizioni di Kyiv con l’invio di armi e con gli aiuti finanziari.
La guerra che da più di tre anni martorizza il popolo ucraino non è soltanto fatta di armi e bombardamenti, ma passa anche attraverso narrative più o meno fake, più o meno amplificate, che vengono diffuse a macchia d’olio proprio con l’intento di scalfire e fiaccare il più possibile l’unità europea (e occidentale). Basti pensare, anche, alle ultime inchieste per corruzione del governo di Kyiv, che subito Mosca ha trasformato in oggetto di propaganda per minare gli animi degli ucraini al fronte e, in seconda battuta, la compattezza delle nostre opinioni pubbliche.
Tra le fila della Lega sono emerse molte perplessità, ma ai dubbi interni alla maggioranza lo stesso Crosetto ha risposto in modo netto, invitando ad andare oltre i singoli episodi e ricordando quello che da sempre è un punto fermo del governo Meloni: la totale condanna della brutale aggressione russa all’Ucraina, così come il sostegno alla nazione e al popolo ucraino, non sono mai stati in discussione. Il migliore antidoto allora, a fronte di un dibattito annacquato dalla disinformazione, è proprio quello di mostrare il vero volto della Russia guidata dal presidente Putin. Affrontare il tema della guerra ibrida russa al Consiglio di ieri è stato, anche per tali ragioni, un passo importante. Più che mai oggi, in Italia e in Europa, occorre restare saldi e proteggere quel sistema di valori su cui poggia la nostra società che il Cremlino vorrebbe destabilizzare.
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