Il mondo della sartoria perde uno dei suoi interpreti più riconoscibili e, per chi frequenta le botteghe non come feticcio ma come cultura, è una perdita che lascia un vuoto reale. Mariano Rubinacci se n’è andato in silenzio, com’era nel suo modo di stare al mondo.
Eppure la notizia colpisce forte, perché con lui scompare una figura che ha saputo trasformare l’eleganza in un linguaggio fatto di misura e rispetto. L’ho conosciuto da ragazzo, quando il blog The Bespoke Dudes era ancora agli inizi e io entravo in via Filangieri con quel timore quasi reverenziale che si prova davanti a un mondo che ti sembra inaccessibile. Non c’era nulla di teatrale in Mariano: c’erano i modi garbati del signore napoletano, il sorriso appena accennato, il tono di voce basso, l’educazione che non è posa ma disciplina interiore. E soprattutto c’era una visione.
Rubinacci è stato l’esponente di un approccio anglosassone alla sartoria in cui il titolare non necessariamente è un sarto che materialmente taglia e cuce, ma un imprenditore e uomo di gusto che guida, crea relazioni, custodisce la direzione estetica e tiene in mano le redini dell’azienda. Il respiro internazionale della maison, con presidi anche a Milano e Londra, ha fatto il resto: Rubinacci non è soltanto una bottega eccellente, era un ponte culturale. E negli ultimi anni, con un tetto alla produzione bespoke e un’attenzione crescente al ready-to-wear, aveva dato al marchio una direzione più “maison” che “laboratorio”.
Ricordo una delle prime interviste che gli feci a Napoli ormai quasi 15 anni fa. Alla mia domanda ingenua “ma com’è fatta la giacca napoletana?”, lui rispose: “Non deve essere ammartenata”. Non esagerata, non squilibrata, non disarmonica. In quelle parole c’era il succo della sua idea di stile: la vera eleganza è sempre una questione di proporzioni, non di folklore. Oggi il mio pensiero va alla famiglia, e soprattutto al mio amico Luca, legato al padre da un rapporto speciale. Perché certi uomini, quando se ne vanno, lasciano più di un guardaroba impeccabile: lasciano un modo di stare al mondo che è sempre più raro.
