La politica la spara grossa sul referendum: il Sì è fascista, il No è comunista: il giudizio di merito è vittima

Il referendum sulla magistratura sarà molto probabilmente votato a seconda dello schieramento politico cui ciascuno pensa di appartenere piuttosto che nel merito. I segnali che lasciano intendere che andrà così sono ormai numerosi.

La conseguenza è che, per la maggioranza degli elettori, non conterà il giudizio di merito sull’operato del governo e dell’opposizione, quanto che cosa “simbolicamente” rappresentano il governo in carica e l’opposizione. Nella peggiore propaganda cui si assiste, per l’opposizione il governo è un (oppure “il”) pericolo (fascista) per la democrazia, mentre per le forze di governo l’opposizione è un (oppure “il”) portatore (comunista) di disordine. Rappresentazioni che, per dirla con Vico, si esprimono come “universali fantastici”, e non come giudizi concreti di merito.

Tre sono le ragioni per apprezzare nel contesto dato, quindi nel merito, l’azione del governo Meloni. La prima è la difesa della sovranità dell’Ucraina, contestualmente ai tentativi di muoversi fuori dall’orbita statunitense. La costruzione di un terzo aggregato economico e politico alternativo a quello statunitense e cinese includerebbe l’Unione europea, la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia, il Giappone, la Corea, e, come primi vagiti, l’India. Qui rientrano le idee di avere una Difesa comune e un ciclo di investimenti che chiuda il divario che esiste in alcuni settori con gli Stati Uniti e la Cina.

La seconda è il fatto di aver mantenuto il bilancio pubblico “ingessato”, che non produce crescita, ma nemmeno nuovo debito. Il peso del debito pubblico cumulato inibisce una politica di spesa in deficit che stimolerebbe crescita. In alternativa, si può avere una riqualificazione della spesa, che non produce immediatamente crescita, ma che rende più efficiente il sistema. Si hanno anche delle riforme che rilancerebbero la crescita come la riduzione del gran peso delle micro imprese che andrebbero accorpate. Queste ultime pagano salari modesti, che, a loro volta, pagano poche imposte, e versano molto poco al sistema delle pensioni. Le riforme sul lato della spesa e della struttura dimensionale delle imprese sono molto difficili da attuare.

Quali sono le idee dell’opposizione nel merito dei due nodi sollevati? Idee che siano concrete, perché tutti siamo “a favore della pace e della piena occupazione”. Si può, infatti, ben vedere l’astrattezza di questa asserzione immaginando, per dirla con Popper, il suo contrario: siamo “a favore della guerra e della disoccupazione”? Nel caso dell’opposizione, il vincolo maggiore, quello che inibisce una sua credibilità come forza di governo, va cercato soprattutto in due delle tre forze che la compongono. Il Movimento 5 Stelle e l’Alleanza Verdi-Sinistra, la cui influenza sul campo largo è notevole, anche per la quasi estromissione dei riformisti dal Partito democratico, sono ambigui in politica estera, in particolare sull’Ucraina e sulla spesa militare, e in economia, dove propongono delle spese pubbliche non corroborate da un discorso concreto di entrate che non siano le imposte patrimoniali.

Ed ecco la terza e ultima ragione. Se il contesto per il governo e per l’opposizione è quello appena delineato, sia in politica estera sia in campo economico, si può tentare una prima conclusione che non abbia a che fare con il merito del quesito referendario, ma come partecipazione alla polemica politica. Il governo Meloni, per dirla con San Paolo (nientemeno), trattiene il diffondersi del Male, da intendersi come il dilagare del campo largo in politica estera e in economia. Giorgia, a ben guardare, è il Katechon, “ciò che trattiene”. Messa in linguaggio più laico, potremmo dire, con Churchill, che questo è il peggior governo esclusi tutti gli altri.