«Donne capaci di stupire che hanno praticato tante forme di resistenza esistenziale», scrive Marcella Filippa nell’introduzione a questo bel volume edito da Lindau, “La riparazione – Donne che rammendano il mondo“. Bella formula, “resistenza esistenziale”, una resistenza attraverso le parole, una resistenza costruita con il “rammendo” che ripara, che cerca di rincollare i cocci della storia.
Questo è un libro che non alza la voce, e proprio per questo si fa ascoltare. È una raccolta di scritti che attraversa vite, epoche, ferite. Il filo che li unisce non è l’uniformità ma la somiglianza profonda di uno sguardo: quello di donne colte, coraggiose, spesso sole, sempre vigili. Donne diverse che condividono una stessa urgenza di giustizia, una stessa tensione verso la cura, verso la ricostruzione. Riparare non è cancellare ciò che è stato, è tenerne memoria senza restarne schiacciate.
La raccolta di scritti curata da Filippa svaria su tanti aspetti della vita: il filo conduttore è che si tratta di scritti di donne, coraggiose e colte. Storie diverse. Accomunate da senso di giustizia e voglia di, appunto, “riparazione”. «Con questo testo torno a esplorare le costellazioni di un firmamento di donne che si sono incontrate, conosciute, anche solo per poco, riconosciute, o accomunate dagli esili fili di una storia comune (…) Donne che guardano al cielo come ha saputo fare nei giorni della prigionia nel carcere duro di Evin, Teheran, la giornalista Cecilia Sala».
Sono tutte parole positive, quelle di cui scrivono tutte le autrici, da Simone Veil a Elettra Bruno, Lidia Menapace e Margarete Buber-Neumann, in una galleria che conduce sempre alla speranza. Scrive Marco Baliani nella postfazione: «Nel turbine di quegli anni del nostro passato prossimo novecentesco queste donne guidano la loro visione della vita secondo modalità “altre” rispetto al potere dominante, secondo forme di intima ribellione, antagoniste sempre a un potere annientante e annichilente».
